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Voluntary disclosure ai box

Voluntary disclosure ferma ai box. E il motivo è l’introduzione del reato di autoriciclaggio all’interno del testo sul rientro dei capitali. Questa misura, infatti, ha innescato una reazione a catena che vede, come sua massima espressione, un vero e proprio conflitto di attribuzione tra il ministero dell’economia e delle finanze e il ministero della giustizia.

Conflitto che, necessariamente, sta portando a un rallentamento generale dei lavori al ddl alla camera. Il testo lincenziato dalla Commissione finanze di Montecitorio, infatti, deve ancora ottenere i pareri delle altre commissioni. Pareri che, però, stanno tardando ad arrivare. A conferma di questo, anche il fatto che, ad oggi, l’esame del testo ancora non compare nel calendario dell’Aula.

A confermare a ItaliaOggi, il rallentamento dei lavori e l’incertezza circa i tempi di approvazione del ddl, il sottosegretario all’economia e alle finanze, Enrico Zanetti, nel corso dell’incontro che si è svolto ieri presso la sede dell’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Milano avente ad oggetto la delega fiscale (legge 23/2011) e i relativi decreti attuativi.

«Il ddl sul rientro dei capitali sta subendo dei rallentamenti», ha sottolineato Zanetti, «e, anche se la speranza mia e del governo è quello di riuscire a licenziare il testo in prima lettura alla camera entro la pausa estiva è indubbio che l’introduzione del reato di autoriciclaggio all’interno del testo abbia giocato un ruolo determinate nel frenare i lavori». La norma, infatti, è stata inserita tramite un emendamento ad hoc a firma Marco Causi. Disposizione che, di fatto, però non ha mai ricevuto un vero e proprio via libera da parte dell’esecutivo (si veda ItaliaOggi del 3 luglio 2014). Il governo, infatti, in quella sede preferì rimettere la questione nelle mani della Commissione finanze. «L’introduzione di questa disposizione, per quanto condivisibile in linea di principio, ha generato un vero e proprio conflitto di attribuzione. Da un lato, infatti», ha evidenziato Zanetti, «c’è il Mef che ha sempre ritenuto opportuno collegare la voluntary disclosure all’autoriciclaggio, dall’altro lato, però, c’è il Ministero della giustizia che, anche in questi ultimi giorni, ha più volte fatto presente la volontà di inserire una disposizione ad hoc all’interno di un complessivo ddl di riforma». Ad oggi, però, nessuna delle due parti sembra cedere di un passo anche se, di fatto, l’unica disposizione ad aver trovato effettivamente collocazione è stata quella introdotta all’interno del ddl sul rientro dei capitali nonostante non sia di origine governativa. La disposizione parallela, infatti, pur derivando direttamente dall’esecutivo, non ha ancora trovato una sua forma propria. La norma, infatti, doveva essere introdotta nel ddl 19 al vaglio della Commissione giustizia del senato (si veda ItaliaOggi dell’11 giugno 2014). Nel corso dei lavori al testo, però, prima ancora che i membri della Commissione avessero modo di iniziare a votare gli emendamenti, è arrivato lo stop dell’esecutivo che ha chiesto espressamente più tempo per meglio definire e integrare i contenuti del ddl all’interno di una riforma complessiva del sistema. Riforma poi, effettivamente annunciata dal ministro della giustizia Orlando ma di cui non si vedrà traccia prima di settembre (si veda ItaliaOggi del 16 luglio 2014).

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