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Voluntary disclosure, accesso obbligato per i procuratori

La procedura di collaborazione volontaria entra nel vivo a seguito dell’invio da parte dei professionisti delle prime relazioni sulle attività oggetto di emersione. Come è noto il provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate del 30 gennaio 2015 prevede una procedura a step che inizia con l’invio di una dichiarazione telematica e con un successivo invio, entro 30 giorni, di una relazione di accompagnamento. Tenuto conto che la circolare che ha fornito l’interpretazione dell’Agenzia delle entrate sulla procedura è del 13 marzo 2015, ben si comprende come in queste settimane si stia concentrando l’invio da parte degli studi professionali che si occupano di voluntary disclosure delle domande di ammissione alla procedura e delle prime relazioni che riguardano ora i casi classificati come «semplici», quei casi cioè per i quali non opera il raddoppio dei termini per fatti rilevanti dal punto di vista del diritto penale tributario (si veda altro articolo in pagina), ora i casi classificati come «urgenti». Si tratta di situazioni in cui, a seguito di indagini giudiziarie che hanno avuto eco mediatica, come il caso delle polizze emesse da Crédit Suisse Bermuda, chi ha detenuto attivi all’estero in violazione alla normativa sul monitoraggio fiscale teme la notifica di un atto preclusivo all’accesso alla procedura di collaborazione volontaria, come un avviso di accertamento o un questionario. È possibile dunque fare il punto sui nodi che stanno emergendo nella fase applicativa della procedura di disclosure.

 

Il nodo delle procure a operare sui conti. I residenti italiani che hanno detenuto attivi finanziari all’estero in violazione degli obblighi di monitoraggio fiscale hanno spesso rilasciato procure a operare sui conti esteri ai propri familiari. Procure che, per la maggior parte dei casi, sono sempre rimaste inoperative. La posizione dell’Agenzia delle entrate è che anche i procuratori devono accedere alla procedura di voluntary disclosure in quanto soggetti collegati all’intestatario del conto.

Tale posizione poggia su una interpretazione che è propria di alcune pronunce della giurisprudenza di legittimità secondo cui, la possibilità di movimentare un conto estero su procura del relativo titolare fa scattare gli obblighi di monitoraggio fiscale (cfr. sentenze della Cassazione, sezione tributaria, dell’11 giugno 2003, n. 9320 e del 21 luglio 2010, nn. 17051 e 17052). Sul punto, è opportuno ricordare la posizione dell’Agenzia delle entrate, contenuta nella circolare n. 38/E del 2013, che limita gli obblighi dichiarativi per i procuratori ai soli casi di delega al prelievo. In tal caso il procuratore deve dichiarare nel quadro RW l’intera consistenza degli importi detenuti sui conti per i quali è stata rilasciata la procura. Nell’ambito della procedura di collaborazione volontaria le sanzioni sul monitoraggio fiscale verranno ripartite pro-quota tra l’intestatario del conto o i più intestatari e il/i procuratore/i.

Fuori dalla procedura di collaborazione volontaria, in caso di omessa compilazione del quadro RW da parte del procuratore, le sanzioni sul monitoraggio fiscale verrebbero calcolate prendendo a base l’intera consistenza estera. Da qui l’opportunità di far accedere alla procedura di collaborazione volontaria tutti i procuratori, anche in caso di mere procure a movimentare i conti rimaste inoperative.

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