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Voluntary disclosure a rilento

La voluntary disclosure si scontra con il poco tempo rimasto per la sua attuazione pratica. Il varo, anche se non ancora definitivo, del decreto legislativo che risolve la questione del raddoppio dei termini per gli accertamenti non ha risolto tutti i problemi.
Ad oggi mancano chiarimenti interpretativi troppo importanti per consentire il concreto avvio di tutte le pratiche. Ci riferiamo, ad esempio, alle questioni spinose di come trattare i contanti, di quali segnalazioni di soggetti terzi occorre fornire nell’istanza, di come deve essere gestita la collaborazione volontaria quando sono coinvolte le società. Ma c’è di più: gli operatori stanno riscontrando diversi problemi legati proprio alla successione temporale dei vari aspetti legati alla disclosure.
La questione del quadro RW del 2014 è nota fin dagli inizi: chi aderisce alla disclosure presenta l’istanza entro il 30 settembre . Lo stesso soggetto, però, deve pagare le imposte sui rendimenti delle attività finanziarie detenute all’estero, in relazione al periodo 2014, già nel mese di giugno. In teoria, quindi, i primi effetti dell’emersione si verificano ancora prima che la domanda sia stata presentata (anche se è improbabile che gli interessati si auto denuncino in anticipo). Entro il 30 settembre, poi, deve essere compilato e presentato il quadro RW relativo alle consistenze estere del 2014. La norma sulla collaborazione, a differenza di quanto avveniva invece con lo scudo fiscale, non prevede infatti nessun esonero né alcun calcolo forfetario dei rendimenti del periodo successivo a quello regolarizzato. Chi gestisce una pratica di collaborazione, quindi, in realtà affronta contemporaneamente due lavori: la disclosure da una parte e gli adempimenti relativi al 2014 dall’altra.
Viste le evoluzioni normative e interpretative, molti contribuenti non hanno ancora preso la loro decisione. È possibile che questo avvenga nei prossimi giorni, con la conseguenza che i soggetti interessati si presenteranno nel mese di maggio dagli intermediari esteri per richiedere tutta la documentazione necessaria per i complessi conteggi che la disclosure richiede. Le banche estere sono però già sommerse da richieste, ed i tempi per ottenere i dati si stanno allungando: in taluni casi si parla già di due o tre mesi. Questo significa che ci saranno situazioni in cui le informazioni di base saranno disponibili non prima del mese di agosto, e che i tempi di lavorazione si accumuleranno tutti nella fase finale, a ridosso della scadenza.
L’onda d’urto delle istanze arriverà al sistema telematico dell’agenzia delle Entrate alla fine di settembre. In pratica, solo dai primi di ottobre l’amministrazione finanziaria comincerà ad espletare ii compito più delicato dell’intera procedura: la valutazione delle relazioni di accompagnamento e la determinazione delle imposte e delle sanzioni dovute. Ci si chiede se, come e in quanto tempo il personale dedicato alla disclosure riuscirà a smaltire questo lavoro. In teoria, gli inviti a comparire dovrebbero essere emessi entro il dicembre 2015: tra gli anni oggetto di disclosure figura infatti anche il 2010, periodo per il quale alla fine di quest’anno si prescrivono i termini per l’accertamento. È vero che opera una proroga disposta da una norma scritta in modo abbastanza ermetico (articolo 5 quater, comma 5 del decreto legge 167/90), ma questa ipotesi sembrerebbe non toccare i soggetti con periodi di imposta coincidenti con l’anno solare e in ogni caso, comunque, si tratta solo di uno slittamento di 90 giorni. In sostanza, quindi, è vero che non esiste un termine per la notifica degli inviti a comparire, ma d’altro canto con il passare del tempo (oltre il 2015) non dovrebbe più essere possibile la richiesta degli importi relativi al 2010. Analoghe considerazioni valgono ovviamente per le sanzioni sul quadro RW del periodo 2009. Un bel pasticcio, non c’è che dire. Ed è inutile negare che l’ipotesi della proroga comincia a raccogliere consensi da varie parti.

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