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Voluntary disclosure a passo lento

Voluntary disclosure a passo lento. A quattro mesi dalla scadenza del 30 settembre (salvo proroghe) si sono denunciati al fisco appena 1.836 italiani con capitali all’estero (l’aggiornamento è a mercoledì scorso). Colpa delle incertezze normative che finora hanno frenato le istanze. A pesare è stata soprattutto l’assenza di una ridefinizione del raddoppio dei termini di accertamento: la delimitazione di quest’ambito, contenuta nello schema di decreto legislativo sulla certezza del diritto ora all’esame delle commissioni parlamentari, consente di chiarire quanto l’Agenzia può spingersi indietro e quindi incide sul conto finale.
Nel complesso la base imponibile finora emersa ammonta a 288 milioni: 260 riguardano le imposte dirette, 16 milioni l’Irap e 12 milioni l’Iva. A renderlo noto è stata la risposta del Mef, letta ieri dal sottosegretario Enrico Zanetti in commissione Finanze alla Camera, all’interrogazione presentata dal deputato Giovanni Paglia (Sel) che prende spunto dai primi dati pubblicati proprio dal Sole 24 Ore il 5 aprile scorso. Al momento, però, non è possibile calcolare quanto recupererà l’Erario. «Le imposte e le sanzioni dovute saranno quantificabili – spiega la risposta – solo a seguito del completamento dell’esame della documentazione pervenuta e dell’emissione dei relativi atti di controllo». Insomma i conti si dovranno fare al 30 settembre.
Non va dimenticato, però, che 671 milioni dei potenziali incassi sono stati già ipotecati dal Milleproroghe per evitare l’aumento delle accise sulla benzina a partire dal 1° gennaio scorso. E se il risultato non dovesse essere centrato il rischio è un nuovo aumento delle aliquote degli acconti d’imposta a carico delle imprese per il prossimo autunno. C’è tutto l’interesse, quindi, a far decollare l’operazione, a maggior ragione se si pensa di attingere alle risorse recuperabili con la voluntary anche per coprire altre “falle” apertesi nel frattempo, come i 728 milioni derivanti dallo stop della commissione Ue all’estensione del reverse charge nella Gdo.
A inizio della prossima settimana sul tavolo delle commissioni parlamentari competenti dovrebbero arrivare le bozze dei pareri sullo schema di decreto sulla certezza del diritto predisposte dai rispettivi relatori (Gianluca Susta per il Senato e Michele Pelillo per la Camera) e il via libera potrebbe arrivare per giovedì 11 giugno o al massimo intorno alla metà del mese. Proprio sul raddoppio dei termini si va verso i ritocchi annunciati ieri su queste pagine. Anche il viceministro all’Economia, Luigi Casero, ha segnalato ieri nei lavori in commissione Finanze al Senato l’ipotesi di includere la Guardia di Finanza, insieme con le agenzie fiscali, nella nozione di amministrazione finanziaria legittimata a segnalare i reati tributari. Mentre sulla fase transitoria si dovrebbe tornare al testo della delega (legge 23/2014) e fare salvi così gli «atti di controllo già notificati». Così come si sta lavorando anche ai pareri degli altri due schemi di decreto: fattura elettronica tra privati e internazionalizzazione imprese, su cui potrebbero arrivare indicazioni a correggere alcuni problemi di decorrenze.
Tornando, invece, ai question time di ieri va segnalata anche la risposta sulla Tobin tax. Nel complesso l’imposta sulle transazioni finanziarie ha portato un gettito di poco più di 401 milioni di euro (30 in più delle previsioni di gettito) a fronte di un risultato sotto le previsioni nel 2013 (260 milioni contro i 493 attesi). Comunque «il tema della cooperazione rafforzata nel settore dell’imposta sulle transazioni finanziarie – ha precisato Zanetti – sarà inserito nell’agenda di una delle prossime riunioni Ecofin» perché l’Italia attribuisce grande importanza al dossier nell’ottica di «raggiungere un compromesso conforme allo spirito di iniziativa che ha portato all’avvio dei lavori in cooperazione rafforzata, ponendo altresì attenzione ai rischi di delocalizzazione delle transazioni finanziarie e più in generale di disintermediazione delle piazze europee interessate».
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