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Voluntary disclosure, 1.836 istanze

Sono 1.836 le istanze di voluntary disclosure trasmesse finora dai contribuenti all’Agenzia delle entrate. I maggiori imponibili autodenunciati nell’ambito della collaborazione volontaria ammontano a 260 milioni di euro per le imposte dirette, a 16 milioni di euro ai fini Irap e a 12 milioni di euro per quanto riguarda l’Iva (dati al 18 maggio 2015, riferiti alle prime 1.288 domande). È quanto rende noto Enrico Zanetti, sottosegretario all’economia, rispondendo ieri in question time alla commissione finanze della camera a un’interrogazione presentata da Giovanni Paglia (Sel).

Il deputato istante chiedeva al governo di conoscere il numero delle istanze di collaborazione volontaria presentate ai sensi della legge n. 186/2014. Alla data del 3 giugno scorso le istanze erano 1.836. Per la prima volta dall’avvio della disclosure, quindi, l’amministrazione finanziaria fornisce un dato ufficiale, ancorché provvisorio, anche per quanto concerne i redditi emersi. Le imposte e le sanzioni dovute per la regolarizzazione spontanea dei capitali illecitamente detenuti all’estero, però, «saranno quantificabili solo a seguito del completamento dell’esame della documentazione pervenuta e dell’emissione dei relativi atti di controllo», osserva Zanetti. Anche perché il termine ultimo per l’adesione, salvo proroghe legislative, è fissato al 30 settembre 2015. «Solo a tale data sarà possibile verificare il numero complessivo delle istanze presentate e conseguentemente la quantificazione definitiva dell’imponibile», precisa il sottosegretario.

Dopo cinque mesi di vigenza della legge n. 186/2014, quindi, le pratiche di voluntary disclosure pervenute alle Entrate hanno viaggiato a un ritmo di quasi 400 al mese. Un numero probabilmente al di sotto delle attese, dovuto alle incertezze operative su alcune tematiche che fanno restare tuttora nei cassetti degli studi professionali istanze sostanzialmente pronte (raddoppio dei termini, prelievi anomali, cassette di sicurezza ecc.). Dal dato illustrato ieri, tuttavia, è possibile tracciare un primo mini-bilancio della procedura: per le prime 1.288 istanze spedite all’Ucifi il valore medio in termini di maggiore imponibile fini Irpef/Ires è risultato pari a 202 mila euro. Un dato che lascia verosimilmente supporre come a emergere finora siano state le situazioni con importi più contenuti, con la possibilità di optare per il calcolo forfettario delle imposte sui rendimenti e senza problematiche di natura penale.

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