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Voluntary, decreto a perdere

Il decreto sulla voluntary disclosure si sdoppia in due disegni di leggi. Martedì prossimo, termine per la scadenza degli emendamenti al decreto legge 4/2014 (che contiene le disposizioni per la riemersione dei capitali illegalmente detenuti all’estero) in commissione finanze della camera si sancirà lo svuotamento del decreto legge dalla sua ossatura principale: la collaborazione volontaria. Le norme sull’emersione e regolarizzazione dei capitali illegalmente detenuti all’estero non saranno, dunque, trasformate in legge nei tempi previsti dal decreto. Quest’ultimo continuerà sì il suo percorso parlamentare di conversione con le altre norme residuali (tra le altre quelle sugli alluvionati e la proroga di tutti i versamenti Inail). A spiegare a ItaliaOggi (confermando le anticipazioni) la svolta sulla collaborazione volontaria è il presidente della commissione finanze della camera Daniele Capezzone: «assumo personalmente l’impegno ad andare veloci e questo provvedimento avrà tutta l’attenzione dei lavori della commissione», sottolinea il padre della legge sulla delega fiscale. Per la collaborazione volontaria si stanno preparando dunque due disegni di legge: uno a iniziativa dei capigruppo della maggioranza in commissione, identico al decreto legge 4/2014 e l’altro a firma del presidente della commissione finanze, Daniele Capezzone con le modifiche di semplificazione e forfettizzazione del carico impositivo. E Capezzone rassicura di fronte allo sdoppiamento del provvedimento: «Mi auguro che in questa situazione, con il disegno di legge della maggioranza che rispecchia il provvedimento originale e un disegno di legge mio con correzioni in ottica di semplificazione, si recuperi il clima di lavoro della delega fiscale per arrivare a un testo più liberale insieme», conclude Capezzone.

La ragione dello stop al testo che scade tra 22 giorni è attribuita al cambio di guardia governativo. Il decreto legge 4/2014 è nato sotto la stella del governo Letta e ora sarà necessario attendere che destino gli darà il nuovo esecutivo. Sul punto Marco Causi del Pd ha confermato l’arresto del decreto: “C’è una certa preoccupazione sulla scadenza del 28 marzo e quindi la maggioranza in commissione sta effettuando una serie di consultazioni con il governo da una parte e i gruppi di opposizione dall’altra per verificare ogni possibilità di mantenere in vita l’insieme delle norme contenute nel decreto anche al di là del 28 marzo», ossia eventualmente trasformandolo in un disegno di legge.

Le aspettative sul gettito della nuova emersione 2014 sono tante. Il neo ministro dell’economia Pier Carlo Padoan non ha mancato di ricordare come un contributo di copertura, per le riforme del governo Renzi, debba arrivare proprio dalla collaborazione volontaria.

Una cosa era certa e lo ha ripetuto fino a ieri il presidente della commissione finanze della Camera, Capezzone: «Il Decreto per il rientro dei capitali dall’estero è poco efficace così com’è».

E Causi se da un lato ha riconosciuto la strada in salita della voluntary disclosure dall’altro lato ha presentato ieri l’emendamento che introduce il reato di auto riciclaggio (si veda altro articolo in pagina).

Certo che una decisione del genere non può non tenere conto di quanti, in queste settimane, si sono affrettati a mettersi in contatto con l’Ucifi (l’Ufficio dedicato dell’Agenzia delle entrate alla gestione delle pratiche della collaborazione volontaria) per autodenunciarsi. La voluntary disclosure, infatti, in estrema sintesi, altro non è che un’autodenuncia di fronte al fisco con il calcolo e la ricostruzione, a carico del contribuente, dei movimenti finanziari dei capitali illegalmente detenuti all’estero. Il salvacondotto che l’amministrazione finanziaria offre a fronte dell’integrale pagamento delle tasse dovute è sull’alleggerimento delle sanzioni nel rispetto delle indicazioni Ocse. Il timore è quello che dopo essersi autodenunciati al fisco, forti di una copertura penale, si resti, a decreto scaduto, completamente nudi.

La struttura della collaborazione volontaria e le regole per aderirvi sono state ripercorse ieri dal direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, nel corso della sua audizione. Befera ha detto di considerare la voluntary disclosure: «la via maestra nella quale potrebbero trovare sede ulteriori coerenti iniziative normative anche di carattere penali, quali ad esempio, l’introduzione nel nostro ordinamento del reato di autoriciclaggio».

Il numero uno dell’Agenzia delle entrate ha poi rimarcato poi che lo scambio automatico di informazioni «è la strada giusta per recuperare l’evasione internazionale». «C’è un movimento internazionale», ha ricordato Befera, «che porta tutti i Paesi a recuperare l’evasione e la parte più importante è lo scambio di informazioni internazionale» perché è quello che «fa pensare al contribuente che ha portato capitali all’estero che non è più il tempo» di farlo. In questo senso, lo scambio di informazioni è anche più utile rispetto ad un inasprimento delle sanzioni, ha aggiunto il direttore.

Ieri è stato il turno anche di Unione fiduciaria. Filippo Cappio, direttore generale e Fabrizio Vedana, vicedirettore hanno portato in commissione la voce degli intermediari e delle società fiduciarie che nelle procedure di riemersione offrono servizi di consulenza per la regolarizzazione e la gestione delle evidenze finanziarie in qualità di sostituti di imposta. Nel corso dell’audizione è stata fornita la fotografia della situazione di queste settimane con contribuenti che si trovano tra l’incudine e il martello. L’incudine di banche svizzere che li iniziano a considerare clienti scomodi (a causa delle strette oltre confine in materia di riciclaggio) e il martello dei calcoli di convenienza delle norme italiane. Le società fiduciarie nella partita sono chiamate a svolgere attività di amministrazione dei beni, svolgendo gli obblighi antiriciclaggio e l’attività di sostituto di imposta. «Le banche estere premono» si legge nel documento di Unione fiduciaria illustrato in commissione VI, «sulla clientela italiana per la regolarizzazione e rilevano la volontà della clientela italiana di regolarizzare i patrimoni illecitamente detenuti all’estero».

I lati deboli della procedura evidenziati nel corso dell’audizione sono da evidenziare nella difficile determinazione del reddito prodotto dalle attività estere, negli oneri e rischi in capo ai soggetti chiamati alla voluntary disclosure, professionisti, intermediari e contribuenti) nei tempi e modi del trasferimento. Una modifica che aumenterebbe l’appeal sarebbe la possibile forfettizzazione del carico impositivo in un range di azione tra il 15 e il 25%.

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