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Voluntary, corsa agli accordi

Dopo la Svizzera il Liechtenstein, con il Principato di Monaco alle porte. Nella settimana campale per gli accordi di scambio di informazioni fiscali “sollecitati” della legge sul rientro dei capitali – iter iniziato lunedì con il protocollo di Milano tra Italia e Svizzera – ieri è toccato a Vaduz omologarsi agli standard Ocse per uscire dalla black list delle Entrate.
La firma avvenuta al Mef, presenti il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, e il primo ministro e ministro delle finanze del Liechtenstein, Adrian Hasler, chiude il percorso annunciato dall’ormai ex paradiso nel novembre del 2013 al Sole 24 Ore (si veda il richiamo sotto).
L’accordo riprende la tecnica del Protocollo aggiuntivo in materia di richieste di gruppo, la stessa utilizzata nell’intesa di Milano, inserendo in sostanza i principi dell’articolo 26 dello standard Ocse in materia di assistenza amministrativa tra i due paesi. E questo è niente più del tracciato che stanno seguendo anche le delegazioni tra Roma e il Principato di Monaco, impegnate a chiudere l’accordo entro i termini inderogabili previsti dalla legge 186/14 (voluntary disclosure), vale a dire il 2 marzo prossimo e – nonostante il riserbo assoluto che lo circonda – anche tra Italia e Santa Sede.
I “doppi benefici” del Protocollo fiscale, come noto, riguardano soprattutto i contribuenti italiani con depositi a Vaduz (“prescrizione” fiscale delle annualità 2006-2009 e, insieme, delle penalità sul monitoraggio fiscale/Quadro Rw, come confermato dall’approvazione definitiva del decreto Milleproroghe) ma alla fine impattano anche sul patrimonio gestito in Liechtenstein, che evita l’aggressione del 43% di Irpef – oltre a sanzioni e interessi – su quattro annualità.
Anche l’accordo con Vaduz dovrà passare per la ratifica parlamentare, ma come quello italo-svizzero ha una clausola di retroattività fino al giorno della firma, cioè ieri. Per l’attivazione dei canali di assistenza, ha spiegato il direttore generale delle Finanze Mef, Fabrizia Lapecorella, dovranno essere definite le modalità operative in un nuovo tavolo. Lo scambio a domanda – individuale o di gruppo – che scardina per sempre il segreto bancario, sarà operativo fino al 31 dicembre 2016, quando verrà gradualmente pensionato dal nuovo standard – e spauracchio reale – dello scambio automatico.
Intanto ieri davanti alla platea internazionale di Televoluntary – evento organizzato da Unione Fiduciaria e dal Gruppo 24 Ore, coordinamento scientifico di Carlo Masiello, oltre duemila persone presenti in nove sedi italiane ed europee – l’Ucifi delle Entrate ha chiarito alcuni aspetti operativi della voluntary, sempre in attesa della monumentale circolare (al debutto forse il 5 marzo prossimo, a Protocolli conclusi). Antonio Martino ha parlato, tra l’altro, di localizzazione delle attività emergenti – nel caso di uscita da ex black list (Svizzera) verso un black list – che sarà legata al luogo di effettiva disponibilità (soluzione più favorevole al contribuente, parrebbe), quindi di scudi parziali («sceglierà il contribuente quali imponibili indicare coperti allora, al momento di entrare nella voluntary») e, come rassicurazione ai professionisti, di un programma di formazione interna di centinaia di funzionari delle Dp da destinare esclusivamente al vaglio delle domande di rientro.
E intanto dalle pieghe di vecchi condoni (scudi) e della voluntary “vecchio regime” (il Dl decaduto 4/14) si scopre che la Procura di Milano ha bloccato decine di procedure. Casi nei quali, ha rivelato il procuratore aggiunto Francesco Greco al pubblico di Televoluntary, il reato sottostante – o uno dei reati individuati – si è rivelato essere la corruzione. Corruzione che mal si sposa con la compliance richiesta dalla legge sul rientro dei capitali ai contribuenti pentiti: è difficile giustificare giacenze incompatibili con redditi da lavoro dipendente o comunque non riferibili ad attività di impresa e professionale.

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