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Voluntary, avvocati al riparo

Nessuna responsabilità per il professionista, né obbligo di segnalazione di sospette operazioni di riciclaggio, fino a quando non «ottiene l’incarico dal cliente», nell’ambito della regolarizzazione volontaria dei capitali («voluntary disclosure»). È un tassello che il Consiglio nazionale forense (Cnf) considera essenziale per un’efficace messa in opera della procedura sul rientro spontaneo dei patrimoni detenuti all’estero che, in base alla legge 185/2014, rimarrà aperta fino al 30 settembre. A elencare le criticità del provvedimento, in un colloquio con ItaliaOggi, Antonio Damascelli, coordinatore del gruppo antiriciclaggio dell’ordine degli avvocati, a margine di un convegno nell’imminenza, riferisce, dell’emanazione «da un giorno all’altro della circolare esplicativa dell’Agenzia delle entrate che, finalmente, farà chiarezza» su alcuni profili che mettono in allarme i professionisti. Essenziale, comunque, che il meccanismo di collaborazione ideato dal legislatore non metta in secondo piano la protezione dei diritti e delle garanzie del contribuente, in particolare, si segnala, «il diritto di difesa» che comprende la possibilità di impugnare un provvedimento conclusivo ritenuto illegittimo, nonché «i suoi corollari, come il diritto al contraddittorio preventivo». Rendere la «voluntary disclosure» maggiormente invitante, inoltre, passa pure attraverso la rimozione di qualche paletto, visto che la normativa «esclude la chance di attivare la procedura quando il contribuente, o il soggetto solidalmente responsabile, o il soggetto concorrente nel reato, abbia avuto formale conoscenza di accessi, ispezioni, verifiche» o dell’avvio di qualsivoglia attività di accertamento amministrativo, o procedimento penale, nel perimetro di applicazione della collaborazione spontanea per il rimpatrio dei beni; il Cnf, a tal proposito, consiglia di controllarne «il verificarsi in relazione al singolo periodo di imposta», prevedendo un’ampia opportunità di rimozione delle circostanze «di cui non si aveva conoscenza in buona fede». Quanto, poi, al raddoppio dei termini di accertamento dei reati penali, non consentito dalla legge 185/2014, gli avvocati rilevano che in caso l’Amministrazione finanziaria voglia, invece, usufruirne «deve dimostrare la sussistenza di violazione penalmente rilevanti in periodi antecedenti al 2010, che è l’anno di imposizione fiscale a partire dal quale si può accedere» al procedimento per far tornare in Italia i capitali. In attesa, pertanto, della circolare delle Entrate Damascelli evidenzia il permanere di «problemi sui tempi di accertamento, sulla retroattività delle disposizioni nell’ambito delle sanzioni».

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