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Voluntary, atti integrabili

La direzione regionale della Lombardia, nelle risposte ai quesiti prospettati dagli operatori in tema di disclosure, precisa che eventuali carenze documentali tra gli allegati alla relazione illustrativa presentata dall’aderente possono essere integrate anche successivamente.
Ovviamente dovrà trattarsi di carenze non imputabili al contribuente che, per evitare di caducare gli effetti della disclosure e di incappare nel reato di esibizione di atti falsi e/o di documentazione non veritiera, deve sempre compiere il massimo sforzo verso la completezza e la veridicità di ciò che dichiara e produce.
Quindi se il contribuente compie un errore nella determinazione degli imponibili da sanare o dimentica in buona fede un documento da allegare, l’Agenzia lo inviterà in contraddittorio (anche non formalmente, in modo da non far perdere i benefici massimi di riduzione delle sanzioni) e chiederà di integrare. Secondo la Dre, ad esempio, «dimenticare il box ma dichiarare tutti gli altri 100 appartamenti, potrà essere ragionevolmente accettato quale errore in buona fede». L’Agenzia si ispira condivisibilmente alle elaborazioni in tema di errore scusabile. In ogni caso, precisa la Dre, trattandosi di un accertamento parziale che non pregiudica l’ulteriore attività accertatrice, sarà l’ufficio a valutare le singole situazioni e a provare eventuali dimenticanze volontarie ritenute idonee a porre nel nulla gli effetti della regolarizzazione (si pensi al silenzio colpevole del contribuente sulla sussistenza di una causa di inammissibilità).
Sarà possibile produrre in un secondo momento anche il waiver (che sta generando problematiche per le differenze tra format dell’Agenzia e format delle banche); la Dre specifica infatti che esso deve essere prodotto in tempo utile per l’emissione dell’invito ex articolo 5 decreto legislativo n. 218/97.
Importanti anche i chiarimenti relativi all’origine degli attivi oggetto di regolarizzazione, tematica su cui si dibatte molto anche ai fini antiriciclaggio. La direzione Lombardia conferma che non è necessario documentare puntualmente l’origine degli asset da regolarizzare e che basterà rappresentare sommariamente il «fatto generatore delle disponibilità», precisando, ad esempio, che sono state ereditate, che sono frutto di evasione di un’azienda ora cessata, che non siano state detenute in Paesi black list senza accordo ante 2010 (circostanza che farebbe operare il raddoppio dei termini), eccetera. È consigliabile poi, per i professionisti, farsi dichiarare nella dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà che si tratta di disponibilità frutto esclusivamente di evasione fiscale. Ciò conferma, anche ai fini antiriciclaggio, che trattasi di una assistenza per evitare una lite fiscale (del resto la disclosure, per disposizione di legge, è un accertamento parziale, null’altro).
Rilevanti i chiarimenti sui frequenti casi di immobili detenuti attraverso società civili immobiliare monegasche. La Dre precisa che la società immobiliare è l’equivalente italiano di una società semplice (articolo 2251 e seguenti C.c.). Nella circolare 43/2009 in tema di scudo fiscale venne chiarito che poteva eseguirsi il rimpatrio giuridico delle quote (regolarizzando quindi la società e non l’immobile sottostante) ma nulla si diceva sulla valorizzazione delle stesse, che per la Dre può essere influenzata da diversi fattori. Se questa società viene ritenuta interposta la valorizzazione dovrebbe far riferimento all’immobile sottostante e non al valore della partecipazione. Se invece la società non è interposta, visto il chiarimento, si potrebbero regolarizzare le quote (prestando attenzione alla norma sul titolare effettivo per l’anno 2013) e anche magari rimpatriare la società ritenendola appunto una società semplice italiana.
Sempre sugli immobili la Dre specifica poi che dal 2013 il criterio di valorizzazione è cambiato. In precedenza si faceva riferimento al costo storico più oneri accessori, oggi i criteri sono quelli validi ai fini Ivie specificati nelle istruzioni alla dichiarazione. Nel caso di immobili tenuti a disposizione, se all’estero sono stati tassati (sulla base di tariffe d’estimo o simili), il reddito estero va dichiarato in Italia; se invece all’estero non è prevista tassazione anche in Italia non si scontano imposte e la regolarizzazione potrà riguardare il solo monitoraggio fiscale.
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