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Voluntary, antiriciclaggio senza sconti

Ai fini antiriciclaggio i contribuenti che aderiscono alla voluntary disclosure saranno sottoposti ad adeguata verifica e a registrazione, ma in alcuni casi si rischia anche la segnalazione di operazioni sospette. A oggi, infatti, non è stata esclusa l’applicazione della normativa antiriciclaggio in capo ai professionisti e agli intermediari che assistono i clienti in questa procedura.

La normativa
Il decreto legislativo 231/2007, che recepisce alcune disposizioni comunitarie sulla prevenzione dell’utilizzo del sistema finanziario per riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo, obbliga alcune categorie, tra le quali i professionisti dell’area economico, giuridico-contabile e gli intermediari finanziari, ai seguenti adempimenti:
adeguata verifica della clientela;
registrazione e conservazione dei dati e delle informazioni;
segnalazione di operazioni sospette nei casi in cui sanno, sospettano o hanno motivi ragionevoli per sospettare che siano in corso o siano state compiute o tentate operazioni di riciclaggio come definite dall’articolo 2 del decreto legislativi 231/2007.
L’errata o l’omessa effettuazione di questi adempimenti comporta sanzioni anche gravi.
Stante la delicatezza delle questioni di cui potrebbero venire a conoscenza i professionisti nell’assistenza ai clienti nella collaborazione volontaria, si tratta di comprendere se e in che misura questi obblighi siano sussistenti.

I chiarimenti ministeriali
Il ministero dell’Economia e delle finanze, sia dopo l’emanazione del decreto legge 4/2014 (prima versione della voluntary disclosure), sia successivamente alla legge 186/2014, è intervenuto in materia (nota 8624 del 31 gennaio 2014, nota 9 gennaio 2015 e Faq di gennaio 2015). Da tutti questi chiarimenti emerge che:
resta immutato l’obbligo di attivare le procedure di adeguata verifica della clientela, inclusa l’identificazione del titolare effettivo e l’applicazione di misure rafforzate di verifica, nel caso di elevato rischio di riciclaggio o finanziamento del terrorismo;
in presenza dei presupposti occorre eseguire la segnalazione di operazioni sospette;
non sussistono gli obblighi antiriciclaggio se al professionista, dopo aver valutato l’opportunità, per il suo cliente, di accedere alla procedura, non è conferito incarico.
Sicuramente, quindi, professionisti e intermediari devono eseguire l’adeguata verifica della clientela e la registrazione e conservazione delle informazioni. Poiché la voluntary disclosure riguarda quasi sicuramente la gestione di denaro, strumenti finanziari o altri beni, gli obblighi vanno rispettati anche dagli avvocati (articolo 12, lettera c del decreto legislativo 231/2007).

La segnalazione
Presenta invece maggiori dubbi l’eventuale obbligo di eseguire la segnalazione di operazione sospetta all’Uif della Banca d’Italia.
La nota del 9 gennaio 2015 del ministero dell’Economia e delle finanze, al riguardo, si limita a enunciare che restano immutati gli obblighi di segnalazione di eventuali operazioni sospette, secondo quanto previsto dal Dlgs 231/2007. La genericità dell’affermazione contenuta nel documento di prassi sembra in realtà una formula di chiusura della nota stessa, volta a evitare l’esclusione, sempre e comunque, dell’obbligo di segnalazione all’Uif.
Del resto (si veda l’articolo qui sotto) il ministero non poteva non tener conto del fatto che la precedente normativa sullo scudo fiscale (decreto legge 78/2009), a differenza della legge 186/2014, escludeva espressamente l’obbligo di segnalazione per i casi di non punibilità al tempo previsti (essenzialmente reati tributari e reati comuni strumentali alla commissione dei delitti fiscali).
In tutte queste ipotesi, in passato, gli intermediari e i professionisti erano esentati dall’effettuare la segnalazione allorché avessero ritenuto, sulla base degli elementi a loro disposizione, che non sussistevano altre ipotesi di reato oltre a quelle non punibili.
Da qui, verosimilmente, la necessità di non poter escludere a priori l’obbligo di segnalazione di operazione sospetta nel caso della voluntary disclosure.

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