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Voluntary, allungo a dicembre

Una voluntary disclosure 2 sotto l’albero di Natale. Secondo quanto ItaliaOggi è in grado di anticipare, si va verso una proroga della procedura di collaborazione volontaria in scadenza al 31 luglio. Una proroga molto lunga, fino a dicembre, che servirà, con ogni probabilità, al legislatore in primis, a ripensare all’istituto che è partito nella sua seconda edizione con il piede sbagliato.

A poche settimane dalla scadenza, infatti sono a ieri 7.124 i contribuenti che hanno deciso di avvalersi della procedura per la riemewrsione dei capitali illecitamente detenuti all’estero.

Una procedura che non ha trovato la spinta che ci si attendeva facendo prevedere, forti del boom della prima edizione chiusa a oltre 4 mld di imposte versate (con un extra gettito di quasi un miliardo rispetto alle previsioni iniziali di 3, 8 mld), entrate per lo stato pari a 1,6 mld con un adesione pari a circa 24 mila contribuenti pentiti.

Ma così non sembra essere, tanto che nella manovra correttiva il legislatore è già corso ai ripari prevedendo nel gettito della chiusura agevolata delle liti pendenti che una parte di quelle entrate siano destinate a coprire il buco della voluntary disclosure bis. Un buco che ora fa davvero preoccupare chi tiene i conti . Tanto che la proroga non è stata richiesta dal mondo professionale ma serve proprio al legislatore per rinviare la presa d’atto del mancato raggiungimento di gettito.

La strada fino a dicembre è lunga tanto da poter far ipotizzare che questo tempo possa chiarire le idee all’esecutivo sul rendere più appetibili le disposizioni con un’agevolazione alla riemersione del contante, argomento considerato tabù da alcuni orientamenti politici e fiscali o addirittura come vanno chiedendo molti esponenti del mondo tributario rendere le misure di riemersione dei capitali illecitamente detenuti all’estero permanenti.

La voluntary disclosure, infatti, non è un condono, in quanto le imposte sui capitali riemersi si pagano per l’intero, lo sconto è sulle sanzioni nell’alveo di quelle che sono le regole Ocse di cui la voluntary disclosure è figlia.

La nuova edizione, rispetto alla prima, non ha potuto contare dell’onda lunga emotiva dello spauracchio dello scambio di informazioni con le amministrazioni straniere.

Non hanno sortito effetti gli annunci da parte dell’Agenzia delle entrate di addendum all’accordo di scambio di informazioni con la Svizzera sui cosiddetti recalcitranti, contribuenti italiani che non hanno risposto alle banche Svizzere sulla provenienza dei fondi a loro riconducibili e sui conti correnti elvetici, né tantomeno i periodici annunci di invii di richieste multiple a paesi europei non collaborativi. Il countdown on line dell’Agenzia delle entrate è ben lontano dai 129 mila emergenti della prima edizione.

La voluntary disclosure 2 ha presentato, poi, come sua peculiarità la possibilità per gli aderenti di autoliquidarsi le imposte.

Una facoltà che non ha incassato il favore dei professionisti per le responsabilità legata agli errori di calcolo insiti nell’autoliquidazione

E a nulla sono valse le rassicurazioni, durante i convegni organizzati sul tema, da parte dell’amministrazione di una gestione bonaria degli errori riscontrati da parte degli uffici.

Cristina Bartelli

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