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Voluntary al test ravvedimento

La convenienza della voluntary disclosure dovrà fare i conti anche con le nuove regole sul ravvedimento operoso previste dal Ddl di Stabilità che entreranno in vigore dal 2015 (si veda Il Sole 24 Ore di mercoledì 22 ottobre). La possibilità di sanare violazioni commesse per tutti i periodi d’imposta ancora accertabili e anche già constatate rende più appetibile, rispetto al passato, il ravvedimento operoso. Con l’entrata in vigore nel 2015 (quando dovrebbe essere ormai operativa la voluntary), diventa opportuno comparare i due istituti per verificare quale convenga utilizzare.
Accesso e costi
Per la voluntary disclosure va presentata una richiesta alle Entrate. Poi l’Agenzia quantificherà tutte le violazioni e le relative sanzioni che riterrà conseguenti all’autodenuncia del contribuente. Nel ravvedimento, invece, è il contribuente a sanare le violazioni che ritiene di aver commesso senza alcun coinvolgimento dell’amministrazione.
Per l’esatta quantificazione del dovuto è, quindi, più comodo aderire al rientro dei capitali, in quanto l’Agenzia effettua i calcoli e individua tutte le irregolarità. Mentre il ravvedimento operoso consente di sanare solo quelle che si ritengono effettivamente commesse e potenzialmente individuabili.
In merito alle sanzioni, a parità di condizioni (ossia si ravvedono esattamente le stesse violazioni contestabili a seguito della voluntary), la sanatoria da rientro dei capitali è più conveniente se ci si avvale avvale poi dell’adesione all’invito al contraddittorio (accettando quindi tutti i rilievi sollevati). Potrebbe invece risultare meno conveniente – rispetto al ravvedimento – attendere l’accertamento in quanto almeno per l’infedele dichiarazione si andrebbe a versare il 25% della sanzione minima a fronte di somme meno rilevanti (al massimo circa il 16,6%) con il ravvedimento.
Reati e preclusioni
Per le violazioni che costituiscono reato, il rientro dei capitali offre un’opportunità unica: garantisce la non punibilità per la maggior parte dei reati tributari che non è contemplata dal ravvedimento. Quest’ultimo istituto infatti consente al più di beneficiare della riduzione di un terzo della pena, di poter patteggiare e di escludere misure accessorie. Così, in presenza di somme frutto di significative evasioni fiscali ancora accertabili (e quindi costituenti delitto) o di utilizzo in dichiarazione di false fatturazioni, è preferibile la voluntary perché risolve anche la questione penale.
La regolarizzazione da rientro di capitali è, invece, preclusa se l’interessato ha avuto formale conoscenza di attività di controllo e di accertamento o di procedimenti penali, per violazione oggetto della procedura di collaborazione volontaria. A questo punto, si potrebbe far ricorso al ravvedimento che, con le modifiche in arrivo, può essere eseguito anche in presenza di constatazione delle violazioni o di accesso, ispezioni e verifiche in corso o già eseguiti purché non siano stati emessi atti di liquidazione o accertamenti (compresi avvisi bonari).
Pagamento
La voluntary consente anche di versare in tre rate mensili di pari importo su richiesta dell’autore, mentre nel ravvedimento si paga tutto in una sola volta anche se è possibile avvalersi della compensazione (facoltà preclusa, invece, nella collaborazione). Certo, il versamento unico non incoraggia, in questo periodo, le regolarizzazioni, perciò sarebbe auspicabile prevedere la dilazione subordinando l’esito della procedura all’ estinzione del pagamento.

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