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Voluntary «2.0» con sanzioni soft

Far crescere l’appeal della voluntary disclosure «2.0». Così come consentire ai contribuenti colpiti dai terremoti del centro Italia di vedersi rimborsare direttamente dalle Entrate, anche in assenza di un sostituto d’imposta, i crediti che emergono dal modello 730. O ancora concedere la possibilità alle imprese che hanno aderito alla rottamazione dei ruoli di poter ottenere i certificati di regolarità fiscali – compresi quelli per la partecipazione alle procedure di appalto – anche solo con la presentazione dell’istanza di adesione alla definizione agevolata delle cartelle di Equitalia. In materia di giustizia tributaria, poi, viene previsto che il principio dell’esecutività della sentenza si possa applicare all’aggiornamento dei dati catastali decisi per sentenza. Mentre sulla definizione agevolata delle liti si punta a precisare che per quanti hanno già aderito alla rottamazione dei ruoli vanno detratte le somme dovute per tributi e in proporzione per gli interessi collegati, al contrario non sono scomputabili le somme dovute all’agente della riscossione. Sulla sospensione dei termini di impugnazione delle pronunce giurisdizionali e di riassunzione emesse nelle controversie oggetto di definizione dovrebbero passare dagli attuali 6 a nove mesi. Infine l’addio agli studi di settore e l’arrivo dei nuovi indici di affidabilità fiscale potrebbero imboccare la corsia preferenziale del decreto legge.
Sono solo alcuni degli emendamenti fiscali alla manovra correttiva dei conti pubblici depositati giovedì scorso in commissione Bilancio alla Camera. Ma con una caratteristica che li accomuna: sono modifiche che arrivano alla Camera con un orientativo avallo tecnico del Governo e che quasi certamente entreranno nella lista dei 700 emendamenti cosiddetti “segnalati” tra i 2.517 depositati in Commissione (ieri intanto ne sono stati dichiarati inammissibili 900). Il gruppo degli emendamenti segnalati sarà esaminato nel merito dalla commissione di Montecitorio da giovedì 18 maggio con l’obiettivo di chiudere entro il prossimo 29 maggio, data di approdo della manovra correttiva all’esame dell’aula della Camera.
Tra i 700 segnalati, salvo ripensamenti delle prossime ore, rientreranno i due emendamenti identici nella forma presentati dai deputati Pd, Umberto Marroni (1.016) e Khalid Chaouki (9.04) con cui si cerca di superare alcuni “difetti di nascita” della seconda versione della voluntary disclosure. Tre i correttivi all’operazione rientro dei capitali 2.0 proposti dal Pd. Una mitigazione delle sanzioni in caso di errori nel calcolo delle somme dovute e autoliquidate dal contribuente che aderisce alla nuova voluntary. Secondo gli emendamenti le maggiorazioni del 10% e del 30% previste per i contribuenti che non versano o lo fanno in misura ridotta o ritardando il pagamento previsto entro 30 settembre 2017 non dovranno essere calcolate su tutte le somme dovute (imposta, sanzioni e accessori) ma si dovranno utilizzare gli sconti sulle sanzioni applicati a chi invece versa correttamente e nei termini le somme dovute. In questo modo si vuole evitare di penalizzare allo steso modo chi versa sbagliando o in ritardo da chi invece resta totalmente inerte.
La seconda modifica alla voluntary consente di detrarre le imposte versate all’estero da quelle dovute in Italia laddove esistono convenzioni contro le doppie imposizioni e limitatamente ai casi adesione al rientro dei capitali. Secondo gli emendamenti Pd questa possibili ha effetto anche alla prima voluntary e dunque alle istanze presentate entro il 30 novembre 2015 per le quali non stati chiusi gli atti di contestazione e eventuali atti di accertamento con adesione. Infine stop agli obblighi di dichiarazione dell’imposta sul valore delle attività finanziarie estere (Ivafe) e dell’imposta sul valore degli immobili esteri (Ivie). Nel versamento entro il 30 settembre 2017 dovranno essere versati anche l’Ivafe e Ivie dovute per il 2016 e per una parte del 2017.

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