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Voluntary 2.0 in cerca di regole uniformi

La nuova voluntary dovrebbe fare tesoro delle esperienze della precedente che – grazie soprattutto alla capacità dei team degli uffici periferici di mettere in pratica il concetto di “approccio collaborativo” in entrambi i sensi (da parte dei contribuenti e da parte degli uffici) – ha superato la prova a pieni voti. Occorre però che siano introdotti semplificazioni, che siano date istruzioni ufficiali uniformi dalla Direzione centrale e che il contribuente che ha denunciato la sua posizione, abbia un concreto strumento per opporsi a eventuali accertamenti non conformi alla legge. Attualmente, infatti, la via del contenzioso è percorribile solo sulla carta.
Semplificazioni
Non vi è alcun motivo per cui il legislatore non possa consentire agli intermediari finanziari italiani di applicare retroattivamente il regime del risparmio amministrato e gestito in relazione al periodo che andrà dall’ultimo anno coperto dalla nuova voluntary fino alla data dell’effettivo rimpatrio giuridico o materiale delle attività all’estero. L’occasione sarebbe buona per consentire a regime alle fiduciarie di ricevere l’opzione per il regime del risparmio amministrato su attività gestite all’estero soprattutto ora che questa possibilità è stata concessa a una banca estera (convenzione con il Vaticano ratificata con legge 137/2016). Si obietta che questa opportunità potrebbe avere impatti sul gettito a causa del fatto che il regime gestito consente di compensare i redditi di capitale con i redditi diversi. Questo effetto però è di norma compensato dal fatto che il regime gestito tassa i redditi “maturati” e non quelli effettivamente percepiti. Il problema del gettito sarebbe comunque superabile prevedendo che i redditi di capitale (interessi, dividendi, proventi dei fondi comuni) siano comunque tassati separatamente; magari determinandoli con un criterio forfetario.
Sono inoltre maturi i tempi per consentire agli intermediari finanziari di applicare il regime del risparmio amministrato sui prelievi e le cessioni di valute.
Si è inoltre più volte osservato che l’applicazione del metodo “lifo continuo” per il calcolo – in regime dichiarativo – dei redditi di natura finanziaria diversi da quelli relativi ai fondi comuni, oltre a non essere adatto al settore finanziario (gli operatori determinano i redditi effettivi usando il costo medio) è di gestione ingiustificatamente onerosa (sia per i contribuenti, sia per gli Uffici).
Uniformità interpretativa
Il sostanziale fallimento della voluntary nazionale è destinato a replicarsi se l’Agenzia non chiarirà definitivamente che gli utili già tassati in capo alla società italiana nella propria voluntary quando vengono ulteriormente tassati in capo ai soci che si presume li abbiano incassati, devono essere ridotti delle imposte già pagate dalla società a condizione, ovviamente, che i soci versino nelle casse sociali le imposte dovute dalla società. Solo così facendo si evita di tradire lo spirito della procedura – che è di ricostruire i redditi effettivamente conseguiti dal contribuente e non redditi fittizi oltre ad applicare il principio di affidamento, dato che questa è la soluzione data dalla Direzione regionale della Lombarda in sede di Osservatorio regionale (risposta Como 11 del 28 maggio 2015). Alcuni Uffici invece tassano il reddito al 100% sia in capo alla società sia in capo al socio.
Nella direzione di una tassazione equa andrebbe anche un eventuale chiarimento sulla riportabilità delle minusvalenze, considerato che in alcuni casi gli uffici sono addirittura arrivati al punto di non ammetterne la deducibilità quando la cessione è avvenuta in un esercizio diverso da quello dell’acquisto, in totale spregio dell’articolo 68 del Testo unico.
Uffici in ordine sparso anche sull’interpretazione della circolare 10/E/2015, nel passo in cui illustra dove localizzare le attività quando siano detenute attraverso interposti. Non appare ragionevole che i dossier detenuti in Paesi che danno un completo scambio d’informazioni sul beneficiario effettivo, ma intestati a entità residenti in Paesi non collaborativi subiscano il raddoppio dei termini d’accertamento e delle sanzioni mentre ciò non accade se le attività sono detenute in qui paesi che solo agli inizi del 2015 hanno firmato gli accordi sulla trasparenza fiscale.

Marco Piazza

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