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Volume della radio e odori molesti Quando lo stalking è condominiale

L’ultimo caso arriva dal Padovano. Un uomo di 43 anni è stato costretto dal giudice ad abbandonare l’appartamento dove viveva con la fidanzata a Limena e ora dovrà restare distante almeno cinquecento metri dai vicini di casa. Il motivo? «Stalking condominiale». Malgrado le otto denunce collezionate, non desisteva dal complicare la vita agli altri residenti. Se non erano le performance amorose infuocate, era la radio a tutto volume, oppure gli oggetti scagliati contro le pareti o gli schiamazzi vari ed eventuali; il tutto di notte, s’intende, perché di giorno il quarantenne dormiva. E per chi provava a protestare, erano solo minacce e insulti. Così il giudice per le indagini preliminari Mariella Fino ha accolto la richiesta del pubblico ministero Giorgio Falcone e i carabinieri sono intervenuti per far allontanare il molestatore.
«Ogni anno sono due milioni i conflitti che nascono all’interno di un condominio: 350 mila trovano una soluzione amichevole grazie al giudice di pace, mentre 200 mila finiscono in Tribunale», spiega Pietro Membri, presidente dell’Anaci, l’associazione nazionale amministratori condominiali e immobiliari.
Due mesi fa era toccato a una donna di Milano, costretta a lasciare la casa. Quella volta fu fatto ricorso alla legge sui maltrattamenti in famiglia dopo che una coppia presa di mira aveva inutilmente speso dei soldi per insonorizzare il muro confinante ed era ricorsa ai farmaci per dominare l’ansia e gli attacchi di panico.
A Vicenza è successo nel 2010, quando due fidanzati sono stati condannati a traslocare dopo aver esagerato con le ripicche ai condomini (i loro «scherzetti» preferiti consistevano nello staccare la corrente durante le vacanze dei vicini in modo da far trovare frigo e freezer scongelati e il pavimento invaso dall’acqua, oppure appendere bigliettini erotici alla porta della casa altrui). Nello stesso anno a Montesilvano, nel Pescarese, sono state richieste misure restrittive per una donna di 72 anni e per il figlio di 47, che avevano tormentato ripetutamente e aggredito gli anziani vicini.
Ormai è un fenomeno in crescita. Secondo i dati dell’Osservatorio nazionale sullo stalking, soltanto a Roma rappresenta il 27% dei casi di violenza. Nella casistica possono rientrare «rumori notturni, scotch sul citofono, graffi sull’auto, animali domestici uccisi, allagamenti dei balconi». Anche se non tutti magari degenerano in una condanna per atti persecutori.
La classifica delle liti è stata fatta dall’Anammi, l’associazione nazional-europea degli amministratori di immobili, che ha stilato un elenco. Al primo posto ci sono i rumori e gli odori provenienti dagli altri appartamenti, poi l’invasione delle aree comuni (per esempio i parcheggi), e ancora i rumori nel cortile, l’innaffiatura di piante sul balcone, la presenza degli animali domestici, il bucato in evidenza, mozziconi o briciole gettati dalla finestra.
Giuliana Chiaretti, già responsabile della sezione dedicata alla vita quotidiana dell’Associazione italiana di sociologia, prova a inquadrare il fenomeno nel particolare momento di crisi che stiamo attraversando: «I casi di conflittualità sono in aumento. Osserviamo episodi di disagio quotidiano molto frequenti nelle relazioni tra condomini e possiamo avanzare una correlazione con l’aumento delle difficoltà economiche e professionali, che stanno producendo una implosione nel privato».
Se il presidente dell’Anaci di Milano, Dario Guazzoni, cerca di minimizzare perché «i malesseri estremi sono pochi, considerando che otto italiani su dieci vivono in un condominio, forse i media danno troppo risalto alle eccezioni», il giudice del Tribunale della stessa città Fabio Roia fa invece notare come l’andamento sia in crescita. «Mi occupo ogni giorno di questi temi e posso confermare che sono in aumento — spiega —. Di sicuro uno dei motivi è che la norma di riferimento, l’articolo 612 bis del Codice penale, è di recente istituzione, risale al 2009. Dunque soltanto da poco viene applicata. Si tratta di “atti persecutori”, e anche se la legge è stata concepita per tutelare e difendere le vittime dagli ex partner, si configura perfettamente in tutti quei contesti in cui c’è una attività di molestia reiterata che procura cambio dello stile di vita o stati di ansia. Si applica perfettamente, quindi, alle relazioni condominiali patologiche».

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