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Volontari, un tetto ai rimborsi

Tetto ai rimborsi spese per i volontari, per preservarne «il carattere di gratuità e di estraneità» al lavoro. E gli enti del terzo settore potranno amministrare (oltre che costituire) i Centri di servizio per il volontariato (Csv). È proseguito ieri, nell’aula del senato, il voto del disegno di legge delega al governo per la riforma e la riorganizzazione del terzo settore e dell’impresa sociale e per la disciplina del servizio civile universale (1870) ma, venuto a mancare il numero legale mentre si vagliavano le proposte di modifica all’articolo 6 del testo (che delinea i contorni dell’impresa sociale, prevedendo forme miste pubblico-privato ed estendendo i benefici fiscali delle cooperative) è stato deciso il rinvio dell’esame alla settimana successiva a Pasqua. Fra le novità impresse dall’assemblea di palazzo Madama, nelle ultime ore, l’approvazione di un emendamento del relatore Stefano Lepri (Pd), che prevede che il ministero del welfare promuova «forme di autocontrollo degli enti del terzo settore, sulla base di apposito accreditamento delle reti associative di secondo livello, anziché sulla base di convenzioni»; ad essere passata pure una correzione a firma del M5s, però riformulata dal relatore, che ha imposto un criterio secondo cui al fine di «garantire l’assenza degli scopi lucrativi», viene favorito un principio di «proporzionalità» tra i diversi trattamenti economici negli enti del terzo settore. Via libera, inoltre, ad una modifica per sancire il riconoscimento delle tutele dello «status» di volontario, nonché la specificità delle organizzazioni di volontariato (ai sensi della legge 266/1991) e delle realtà operanti nel perimetro della protezione civile. Come già sottolineato, ad essere stati introdotti anche precisi criteri e limiti al rimborso per le spese delle attività dei volontari, custodendone così la base di «gratuità» che deve contraddistinguerle dalle prestazioni lavorative vere e proprie; nel contempo, nel ddl delega, a tutela di chi è impiegato nel comparto sociale, è stata prevista la necessità di assicurare «negli appalti pubblici condizioni economiche non peggiorative, rispetto a quelle previste nei contratti siglati dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative» (si veda anche ItaliaOggi del 18/03/2016). Fra i nodi che i senatori dovranno sciogliere, alla ripresa dei lavori, quello sulla riproposizione (dopo il ritiro in commissione) dell’emendamento governativo, presentato dal sottosegretario Luigi Bobba, per l’istituzione della Fondazione Italia sociale, definita l’«Iri del terzo settore», criticata, fra l’altro per la dotazione pubblica (iniziale) di un milione di euro.

Simona D’Alessio

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