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«Volontà comune di salvare l’euro»

La novità dello scudo anti-spread, la decisione sulla ricapitalizzazione delle banche spagnole, l’obiettivo dell’unione bancaria europea, i progetti emersi nell’ultimo Consiglio europeo, nell’Eurogruppo e nell’Ecofin chiuso ieri e nel rapporto sull’Unione economica e monetaria presentato dai Quattro (i presidenti Ue Herman Van Rompuy, José Manuel Barroso, Jean Claude Juncker e il presidente della Bce Mario Draghi), testimoniano «la volontà comune di fare tutto ciò che è necessario per salvaguardare la nostra moneta e far progredire il progetto politico europeo». Lo ha dichiarato ieri il presidente del Consiglio Mario Monti, passando in rassegna i progressi degli ultimi giorni al termine dei lavori dei ministri delle Finanze e dell’Economia dei 17 e dei 27 a Bruxelles.
Il processo impostato, ha detto il premier «dovrà condurci verso il traguardo di una vera e propria unione economica e monetaria» che «porta verso l’integrazione anche politica», e questo è «importante per i cittadini e per i mercati».
Tra i progressi fatti c’è lo scudo, «quello che l’Italia ha proposto pensando eventualmente a sé ma anche ad altri Paesi», ha sottolineato Monti, ovvero «la modalità di sostegno temporaneo sul mercato primario e secondario dei titoli di Stato per il contenimento delle fluttuazioni dello spread». «Sarebbe ardito dire che l’Italia non avrà mai bisogno di questo o di quel fondo. Il principio della prudenza induce a non dirlo», ha ammesso il premier pur confidando che «l’Italia, essendosi messa sulla dura strada dei conti in ordine non si appresti ad avere bisogno di interventi del primo tipo (denaro per finanziare il disavanzo, ndr), ma potrebbe avere bisogno di interventi del secondo tipo (stabilizzazione dello spread, ndr)».
Il premier ha precisato che c’è una grande differenza tra gli aiuti alla Grecia, che usa i prestiti Efsf per sanare gli squilibri dei conti pubblici e pagare gli stipendi ai dipendenti pubblici, e un intervento «a breve termine» che potrebbe essere richiesto dall’Italia come Paese adempiente per stabilizzare lo spread. Grecia, Irlanda e Portogallo hanno dovuto accettare l’intervento della Troika (Fmi, Bce, Commissione): «Nessuno parla per questi Paesi di stabilizzazione del mercato», ha rimarcato il premier. Il viceministro Vittorio Grilli ha spiegato che «al Consiglio europeo si è preso atto che le condizioni di mercato sono di tale fragilità» che anche i Paesi virtuosi possono avere accesso a strumenti di stabilizzazione. Fino al Consiglio «i Paesi potevano accedere agli aiuti dei fondi salva-Stati in caso di squilibri dei conti pubblici», ha ricordato, attraverso il Memorandum of Understanding con la troika (Ue, Bce e Fmi) e attento monitoraggio. Ora «non solo necessariamente gli Stati fuori linea possono avere accesso ai fondi. Anche i Paesi che già stanno applicando tutto quanto viene loro chiesto: nel loro caso il Memorandum terrà conto di quanto già fatto e per avere accesso a questi strumenti basteranno quei requisiti», senza ulteriori condizioni. Questo varrà per l’Italia, che, come ha puntualizzato il ministro per gli affari europei Enzo Moavero Milanesi, si appresta a ratificare il trattato dell’Esm entro luglio: il documento dovrebbe approdare in aula al Senato già questa settimana o la prossima mentre alla Camera è previsto un percorso accelerato per arrivare alla ratifica in tempi utili, entro luglio.
Monti ha fatto sapere che nella discussione sul “Two pack”, sulla governance europea, l’Italia ha appoggiato due emendamenti del Parlamento Ue: l’impatto degli investimenti produttivi sui conti pubblici (la cosiddetta golden rule) e gli eurobond. Sullo spread tra BTp e Bund che non riesce a calare, Monti ha commentato che pesano «le incertezze sul futuro del Paese». Sulla possibilità che sullo spread gravi anche l’incertezza sul post-Monti, il premier ha chiarito che sarà senatore, dopo le elezioni del 2013.
Per Monti una misura urgente «è l’unione finanziaria con un’autorità di vigilanza che operi sulle banche». «La crisi che attraversiamo ha evidenziato una vulnerabilità delle banche, i rischi di contagio tra istituti» con effetti negativi per i depositanti, le imprese e l’intera economia.

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