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Volkswagen, Winterkorn sotto inchiesta

BERLINO – Come ci aspettava, la procura del Land della Bassa Sassonia ha aperto un’indagine criminale preliminare nei confronti di Martin Winterkorn, l’amministratore delegato del gruppo Volkswagen che si è dimesso la settimana scorsa in seguito all’imbroglio dei test truccati nei motori diesel. Al momento, non si sa se l’inchiesta riguardi responsabilità dirette del top manager oppure si riferisca solamente a responsabilità date dalla sua posizione di vertice. Di certo, l’iniziativa dei magistrati (che riguarda anche altri individui) mette ulteriore pressione sul gruppo di Wolfsburg per muoversi rapidamente nell’enorme operazione di controllo dei danni.
In parallelo, Volkswagen stessa, ora guidata da Matthias Müller, ha presentato alla stessa procura un esposto contro ignoti per sospetta frode. È che Müller è di fronte a una sfida di portata eccezionale. Da un lato, c’è l’aspetto investigativo in Europa, America e altrove: la prima class action contro la casa automobilistica tedesca è partita ieri nel Michigan, ma negli Stati Uniti ce ne sarebbe un’altra sessantina in preparazione. Anche in Italia, il Codacons avrebbe raccolto 12 mila adesioni per un’azione del genere.
Da un altro lato, la questione finanziaria è colossale, tra multe che arriveranno, modelli di auto da modificare e azioni che crollano in Borsa (ieri di oltre il 7%, ormai quasi il 39% dallo scoppio dello scandalo). Su un altro versante ancora, c’è la gestione interna. A giorni, Müller incontrerà i rappresentanti dei 600 mila dipendenti del gruppo. Ma già ieri, tre alti manager sono stati sospesi: Heinz-Jakob Neusser, responsabile dello sviluppo del marchio Volks-wagen; Ulrich Hackenberg, responsabile della ricerca all’Audi; Wolfgang Hatz, alla guida dello sviluppo dei motori per l’intero gruppo. Poi, la necessaria riorganizzazione industriale, che Müller intende condurre semplificando la struttura, decentrando e rendendo trasparenti le operazioni. E, ancora, la campagna di relazioni pubbliche globale per cercare di ristabilire un po’ della reputazione crollata. Infine, una delle questioni più delicate: rivedere la governance del gruppo, probabilmente alla base del colossale flop.
Dagli Usa guai anche per Bmw: la National Highway Traffic Safety Administration, l’autorità per la sicurezza stradale, ha messo sotto inchiesta la casa automobilistica per i ritardi nel risolvere il caso di circa 30 mila Mini Cooper e Cooper S che non hanno superato i crash test .

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