Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Volkswagen richiama 11 milioni di vetture

Saranno, come già trapelato nei giorni scorsi, 11 milioni le vetture Volkswagen che la casa di Wolfsburg richiamerà per eliminare il software “incriminato”. Il dato è emerso durante un incontro a porte chiuse che il nuovo ceo, Matthias Mueller, ha tenuto ieri con un migliaio di alti dirigenti del gruppo. Un summit durante il quale l’amministratore delegato ha anche annunciato una riorganizzazione del marchio principale che porterà il brand Vw ad avere maggiore autonomia. «Possiamo solo procedere un passo alla volta, ci aspetta un lungo lavoro da fare», ha detto il ceo. D’altra parte, il solo richiamo delle vetture, secondo le stime degli analisti, potrebbe avere un costo vicino ai 6,5 miliardi di dollari, quanto, peraltro, già accantonato dal gruppo automobilistico nei giorni scorsi proprio per far fronte allo scandalo “diesel”. Il conto finale, tuttavia, potrebbe essere ben più elevato. E questo per diverse ragioni. Quella somma non tiene conto delle class action che verranno promosse a livello globale, della multa che i regolatori Usa potrebbero infliggere alla società e soprattutto degli investimenti necessari per trovare una soluzione che non metta definitivamente in crisi il brand che fino ad oggi ha avuto un unico slogan: “Das Auto”. Basti pensare che sempre ieri dopo Bruxelles e Berlino, la Svezia ha fatto sapere che la divisione anti-corruzione della Swedish Prosecution Authority sta considerando l’apertura di un caso contro il gruppo. In aggiunta, il governo di Madrid si è detto pronto a chiedere mille euro di rimborso per ogni vettura Seat che verrà richiamata sul territorio iberico: l’assegno potrebbe essere superiore ai 320 milioni di euro. In virtù di quanto fin qui detto qualcuno si è spinto a ipotizzare che l’onere complessivo dei richiami potrebbe superare i 20 miliardi di dollari (escluse le multe e le cause legali). Una cifra che da sola vale oltre due anni di utili per il gruppo di Wolfsburg. Senza contare le ripercussioni in termini di immagine e di impatto sui ricavi. Non a caso Fitch ha confermato che lo scandalo potrebbe avere effetti al momento ancora non ponderabili e potrebbe coinvolgere l’intero settore auto. Lo scandalo infatti potrebbe portare a «ripercussioni profonde e durature che vanno ben al di là del profilo creditizio» di Volkswagen. Fitch si aspetta che i regolatori rivedano i target sulle emissioni così come la tempistica per il loro raggiungimento.
L’unica certezza, al momento, è il numero di vetture coinvolte: 11 milioni di auto per le quali, come comunicato da Volkswagen, è necessaria «una procedura di servizi». Di queste «circa cinque milioni» sono a marchio Vw, 1,8 milioni sono veicoli commerciali, 2,1 milioni sono Audi, 1,2 milioni Skoda e 700mila Seat. «In un primo passaggio – ha spiegato l’azienda – i clienti coinvolti saranno informati che le emissioni dei loro veicoli saranno corrette nel futuro a breve. Tutti i veicoli sono tecnicamente sicuri». Berlino ha imposto a Volkswagen di trovare una soluzione «tecnica» alle maggiori emissioni entro il 7 ottobre. Nell’immediato tutto questo è costato a Volkswagen un altro passo indietro in borsa: le ordinarie hanno perso il 3,5% a 103,3 euro (- 36% nelle ultime sette sedute) mentre per le privilegiate il calo è stato del 4,1% a 95,2 euro (-41% il bilancio nei sette giorni). Ieri in serata è intervenuto anche il vicecancelliere e ministro dell’Economia tedesco Sigmar Gabriel, secondo il quale le autorità tedesche devono assicurarsi che i dipendenti di Volkswagen non rischino un «disastro». «Non stiamo combattendo – ha detto – per i manager ma per gli occupati». Volkswagen dà lavoro a circa 600.000 persone.
Quanto alle cause negli Usa, su Volkswagen si abbatte la tempesta delle cause legali collettive da parte di investitori e consumatori. Un ciclone che potrebbe valere miliardi di dollari e che è partito da un fondo pensione del Michigan: è il primo investitore a portare in tribunale il colosso tedesco accusandolo di truffa. Mentre entro le prossime settimane oltre 80 denunce di proprietari delle vetture incriminate potrebbero essere riunite in un unico grande caso di risarcimenti ai consumatori. Il ricorso degli investitori, presentato a una corte di Alexandria in Virginia, è stato portato dal City of St. Clair Shores Police and Fire Retirement System, un fondo di pompieri e agenti di polizia, e chiede danni per centinaia di milioni. Ma l’offensiva potrebbe essere solo la prima di una lunga seria da parte di investitori americani e internazionali: il fondo stesso ambisce a guidare un’azione collettiva a nome di tutti coloro che abbiano acquistato titoli della casa tra il 19 novembre 2010 e il 21 settembre di quest’anno. I tribunali federali statunitensi, nel frattempo, stanno lavorando per decidere sulle decine di separate denunce dei consumatori – tutte a loro volta a caccia di status di class action, cioè di azione collettiva su scala nazionale. Anche in questo caso l’ipotesi è truffa. Tutti assalti che si aggiungono alle inchieste delle authority, che con quasi mezzo milione di veicoli interessati potrebbero totalizzare sanzioni nei soli Stati Uniti 18 miliardi.
L’unico limite, per gli investitori, e’ quello stabilito dai precedenti legali nei tribunali americani. Una decisione della Corte Suprema ha stabilito cinque anni or sono che le leggi americane non proteggono investitori stranieri che abbiano comprato titoli di aziende non americane su piazze estere.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Al bivio tra un’iniezione di "italianità", che potrebbe coincidere con l’acquisizione di Mps o...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Cronaca di un addio a lungo annunciato, ma non per questo meno traumatico (-4,96% il titolo in Borsa...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Estrema cautela». È questo allo stato dell’arte l’approccio di Cdp e dei fondi, Blackstone e...

Oggi sulla stampa