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Volkswagen richiama 11 milioni di auto. Accelera la quotazione della Ferrari

MILANO – Non è facile immaginare 11 milioni di auto che entrano ed escono dai concessionari di tutto il mondo: messe in fila superano la circonferenza terrestre. Figurarsi quanto possa essere arduo realizzare un tale progetto. Ma Volkswagen, travolta dal dieselgate (la manipolazione dei controlli dei gas di scarico) partito negli Usa, ha annunciato che lo farà. Sarà un’operazione molto costosa: richiamare 11 milioni di veicoli che montano il software defeat device costerà, per gli analisti, oltre 6,5 miliardi di dollari.
Nel frattempo, sempre negli Usa, si è aperta una nuova disputa: quella tra la National highway traffic safety administration, l’autorità che sovrintende alla sicurezza stradale, e Fiat Chrysler Automobiles sulla eventuale sottostima degli incidenti automobilistici. «Stiamo cooperando con la Nhtsa per risolvere il problema» ha precisato Fca. Intanto, secondo la Cnbc , Ferrari starebbe accelerando sul lancio del processo della quotazione. L’offerta sarebbe da 1 miliardo di dollari e il prezzo potrebbe essere fissato nella settimana del 12 ottobre.
Tornando a Volkswagen, «nei prossimi giorni — ha spiegato il nuovo amministratore delegato Matthias Mueller ai circa mille top manager riunitisi a Wolfsburg — Volkswagen richiamerà fino a 11 milioni di vetture inviando una comunicazione ai clienti per risolvere una volta per tutte il problema dei software. Abbiamo davanti un sacco di lavoro duro e riusciremo a uscirne solo a piccoli passi, non senza battute d’arresto». Per il governo di Berlino, comunque, l’obiettivo fondamentale è la salvaguardia dei 600 mila posti di lavoro: «Non stiamo combattendo per i manager — ha evidenziato il vicecancelliere Sigmar Gabriel — ma per gli occupati».
Degli 11 milioni di vetture coinvolte, oltre 5 milioni sarebbero Volkswagen, più di 2 milioni Audi, oltre 1 milione Skoda, circa 700 mila Seat e quasi 2 milioni veicoli commerciali: i modelli Euro 6 venduti in Europa sono, comunque, in linea con le normative. La macchina del «ravvedimento» di Volkswagen è quindi partita: del resto la Kba, la motorizzazione di Berlino, ha dato alla casa di Wolfsburg tempo fino al 7 ottobre per presentare un piano che riporti entro i limiti le emissioni dei motori EA 189, i Tdi, montati su Golf di sesta generazione, Passat di settima e Tiguan di prima. Se il rischio che ieri un’altra tegola potesse abbattersi anche sulla Bmw per i crash tes t sulla Mini Cooper negli Usa sembrerebbe rientrato (per la casa automobilistica tedesca finita sotto inchiesta il problema è in via di risoluzione), «le possibili ripercussioni del grave scandalo Volkswagen sono invece difficili da quantificare». E a sottolinearlo è stata — in una nota di aggiornamento sul Def — la Banca d’Italia.

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