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Volkswagen, primi stop negli impianti

FRANCOFORTE – La Volkswagen non cede nella sua linea di rispondere allo scandalo della manipolazione delle emissioni dei motori diesel con la nomina ai vertici di veterani del gruppo, nonostante il crescente malcontento degli investitori. Intanto, cominciano a emergere i primi segnali, seppure ai margini, che lo scandalo ha un impatto sul business, mentre ieri il nuovo amministratore delegato, Matthias Mueller, ha per la prima volta fatto il punto della vicenda con il “presidium”, il comitato ristretto del consiglio di sorveglianza, in cui siedono i maggiori azionisti e i rappresentanti dei sindacati. Mentre il ministro tedesco delle Finanze Wolfgang Schäuble ammette: «Alla fine Volkswagen non sarà più la stessa».
Le famiglie Porsche e Piech, che controllano il 52,2% di Vw, si sono prese ieri la briga di emettere un comunicato per ribadire che continuano a sostenere “fermamente” la nomina di Hans Dieter Poetsch, dal 2003 direttore finanziario del gruppo, a presidente del consiglio di sorveglianza. La poltrona è stata occupata ad interim dal sindacalista Berthold Huber, dopo che nell’aprile scorso il “patriarca” Ferdinand Piech era stato estromesso, avendo perso il braccio di ferro con il capo azienda Martin Winterkorn, ora uscito di scena dopo lo scoppio dello scandalo. I Porsche e i Piech hanno voluto dare un segnale che sono in controllo dopo che il quotidiano finanziario “Handelsblatt” aveva registrato malumori per la nomina di Poetsch, uno dei fedelissimi degli azionisti di maggioranza. Sommandosi alla scelta di Mueller per rimpiazzare Winterkorn, la decisione fa emergere “seri dubbi” sull’insistenza nel nominare insider ai vertici, come ha sostenuto Hans Christoph Hirt, della Hermes, una delle maggiori società di consulenza agli azionisti. La preoccupazione degli investitori internazionali è confermata dalla decisione dei fondi pensioni statali svedesi (dopo quelli gestiti dalla banca Nordea, anch’essa svedese) di ripensare il proprio investimento in Vw. Soprattutto per le ripercussioni che la vicenda avrà sulla redditività futura del gruppo.
Anche all’interno c’è malcontento: un membro del consiglio di sorveglianza di nomina sindacale, Olaf Lies, ha bollato come “criminale” l’azione di chi ha consentito che la manipolazione dei test sulle emissioni avvenisse e di chi ha preso la decisione di installare il software truffaldino.
Al presidium di ieri, Mueller era chiamato a presentare le prime risultanze dell’inchiesta interna (in base alla quale, secondo quanto trapela, diversi altri manager sono stati messi in ferie forzate) e avviare quella esterna, affidata alla Jones Day, un grande studio legale americano. Dentro Vw, ci sarebbe però molta riluttanza a fornire agli avvocati di Jones Day tutta la documentazione, per timore che possa far emergere notizie confidenziali che favoriscano la concorrenza. Mueller ha annunciato l’altro giorno che Volkswagen sarà in grado di fornire alla clientela una soluzione per il problema delle emissioni entro metà ottobre.
Intanto, però, c’è qualche primo segnale che l’incertezza sta avendo un impatto sul business del principale gruppo industriale tedesco. Il braccio finanziario, Volkswagen Financial Services, ha sospeso temporaneamente le nuove assunzioni, prevedendo un calo dei volumi dei finanziamenti agli acquisti di auto. Uno degli stabilimenti del gruppo, a Salzgitter, una fabbrica di motori, ha eliminato un turno che era stato introdotto per far fronte alle attese di domanda addizionale.
Continuano ad allargarsi inoltre le ricadute internazionali. La Francia ha annunciato che aprirà un’inchiesta. In Italia, il Governo “potrebbe costituirsi parte civile quando si sarà accertata la quantità e la qualità del danno e dovrebbe farlo in Germania, perché è lì che è avvenuto il caso”, ha dichiarato a Mix 24, su Radio 24, il viceministro alle Infrastrutture e ai Trasporti, Riccardo Nencini.

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