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Volkswagen, la difesa del governo Sì della Borsa al piano dei tagli

La Volkswagen prova a ripartire dopo il dieselgate . Grazie anche alla spinta politica: a difesa della casa automobilistica di Wolfsburg è scesa in campo, ieri, Angela Merkel: «Quello che è successo alla Volkswagen richiede chiarezza — ha sottolineato la cancelliera rispondendo agli interventi degli eurodeputati riuniti a Strasburgo — ma non si può utilizzare questo caso per maledire tutta l’industria dell’automobile, mettendo in pericolo migliaia di posti di lavoro».
La ripartenza avverrà in tre mosse. Sul fronte governance , dopo la nomina del nuovo amministratore delegato Matthias Müller è arrivata quella di Hans Dieter Pötsch, eletto presidente dal consiglio di sorveglianza: «Usciremo più forti dalla crisi — le sue prime dichiarazioni — attraverso chiarimenti e trasparenza». Sul versante del prodotto, Volkswagen ha presentato alle autorità tedesche il piano per il richiamo delle 11 milioni di auto finite nello scandalo delle manipolazioni delle emissioni: l’operazione inizierà a gennaio 2016 per terminare entro la fine dell’anno. Sul fronte finanziario, invece, è partito il recupero delle quotazioni dopo che la bufera ha quasi dimezzato la capitalizzazione a meno di 50 miliardi di euro: ieri in Borsa c’è stato il primo vero rimbalzo delle azioni di Wolfsburg che hanno recuperato il 7,5% a 114,9 euro, segno evidente che il piano «tutto risparmi» presentato due giorni fa da Müller è stato apprezzato dai mercati. Meno, invece, dai sindacati italiani. Sebbene al momento sia impossibile stimare le conseguenze della cura dimagrante in Italia — dove i dipendenti sono quasi 4 mila, 14 mila con l’indotto — il taglio agli investimenti «non indispensabili» crea preoccupazione. In Italia è in ballo oltre un miliardo di euro nel prossimo triennio per gli stabilimenti Lamborghini, Ducati e Italdesign, ma anche 700 nuovi posti di lavoro. «Il gruppo deve rispettare i piani previsti — avverte Ferdinando Uliano, segretario nazionale Fim Cisl — e su questo non transigiamo, visto che ci sono anche impegni assunti dallo Stato italiano per consentire gli investimenti».

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