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Volkswagen, indagati i vertici italiani

ROMA Ricostruire i rapporti e le comunicazioni tra i vertici della filiale italiana e i manager tedeschi e così verificare se i responsabili della Volkswagen nel nostro Paese fossero consapevoli che il motore diesel di autovetture e veicoli commerciali era «truccato»: è questo l’obiettivo principale delle perquisizioni negli uffici della casa automobilistica ordinate ieri dalla Procura di Verona.
Le verifiche affidate alla Guardia di finanza puntano ai responsabili aziendali e a chi aveva il compito di verificare la regolarità del prodotto immesso sul mercato. E dunque aveva l’obbligo di impedire la vendita di quei mezzi che montavano il software finito sotto accusa negli Usa perché forniva dati falsi sulle emissioni celando il fatto che fossero nocive. Il reato di frode in commercio è stato così ipotizzato nei confronti del presidente del board Luca De Meo, dell’amministratore delegato e direttore generale Massimo Nordio, ma anche del consigliere delegato Paolo Poma, del procuratore Annamaria Borrega, dell’ex presidente Johann Rupert Stadler e dell’ex consigliere delegato Alexander Michael Obrowski.
Scatta ieri mattina il blitz e in pochi minuti la notizia ha un clamore internazionale. Anche perché arriva nel giorno in cui le autorità tedesche intimano alla casa automobilistica di ritirare 2,4 milioni di auto vendute in Germania e la Compagnia fa sapere che da gennaio «richiamerà» 8,5 milioni di veicoli in Europa. E perché i finanzieri entrano nella sede del colosso, ma anche negli uffici della Lamborghini per cercare gli atti contabili relativi a tutti i veicoli — compresi quelli di Audi, Seat e Skoda — commercializzati negli ultimi anni. Vogliono scoprire il livello e il contenuto dei contatti tra la sede centrale di Wolfsburg e quella di Verona. La convinzione degli esperti oltre un mese dopo la denuncia dell’Epa, l’Agenzia americana per la protezione dell’ambiente e della salute, è che i vertici delle varie filiali sparse nel mondo fossero a conoscenza delle irregolarità dei motori diesel. Ecco perché i magistrati di Verona hanno deciso di ricostruire i canali di comunicazione, accertare che tipo di accordi siano stati presi con la casa madre, ma anche verificare che cosa sia accaduto quando è stato svelato l’imbroglio.
Agli investigatori delle Fiamme gialle è stato chiesto di acquisire in particolare «documenti e supporti informatici contenenti dati pertinenti al reato per cui si procede» e dunque relazioni, ma soprattutto email e comunicazioni interne. La nota diffusa mentre i controlli sono ancora in corso assicura che «Volkswagen Group Italia e Automobili Lamborghini hanno collaborato, e continueranno a collaborare, con la massima trasparenza e apertura». In Francia, intanto, il governo ha annunciato un piano per ridurre le agevolazioni fiscali sui diesel.

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