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Volkswagen e Glencore affondano le Borse

Esaurita l’euforia del rally di venerdì scorso, gli investitori tornano a vendere pesantemente sui mercati azionari europei. Il saldo a fine giornata è decisamente negativo per Milano (-2,72%), Francoforte (-2,03%), Londra (-2,46%), Parigi (-2,67%) e Madrid (-1,26%).
L’incertezza per le ripercussioni dello scandalo “Dieselgate” da una parte e i dubbi sulla tenuta dei conti delle grandi società minerarie dopo il collasso dei prezzi delle commodities dall’altra, hanno messo sotto pressione i settori auto e materie prime che, benché reduci da cinque sedute da dimenticare (-11,37% e -8.18% rispettivamente il saldo di settimana scorsa degli indici di comparto), sono stati ancora una volta il bersaglio preferito dai ribassisti.
Le ragioni della la pesantissima ondata di vendite che da tempo affligge in Borsa il comparto minerario sono noti: la preoccupazione sulla congiuntura in Cina(anche ieri sono arrivati dati deludenti sui profitti dell’industria) e la maxi-svalutazione delle monete emergenti (l’indice Msci Emerging Currencies viaggia sui minimi dal 2009) in vista della ormai prossima stretta sui tassi Usa (venerdì scorso Janet Yellen ha fatto capire che arriverà entro l’anno) hanno fatto sprofondare l’indice settoriale Stoxx ai livelli del 2009 con una flessione dai massimi di aprile che supera il 40 per cento. Più di recente è emerso un nuovo motivo di preoccupazione: la tenuta dei bilanci delle società del settore minerario. L’allarme rosso in particolare è scattato su Glencore, numero uno del settore con un fatturato annuo oltre 127 miliardi di sterline, le cui azioni ieri hanno subito un vero e proprio tracollo (-28,85%) che le ha portate ai minimi storici.
In un contesto di mercato in espansione e di bassi tassi di interesse, la società in questi anni si è molto indebitata. Ora però che i prezzi delle commodities sono crollati e che la domanda dai Paesi emergenti è in frenata, il fardello da 30 miliardi di dollari è diventato sempre meno sostenibile. Per questo l’azienda ha annunciato una serie di misure (taglio del dividendo, aumento di capitale, cessione di asset) finalizzate a ridurlo di un terzo. Ma gli analisti sono scettici. La scorsa settimana Goldman Sachs ha giudicato «inadeguato» il piano e ieri gli analisti di Investec hanno scritto ieri che, se non ci sarà un’inversione di rotta nel mercato delle commodities, una ristrutturazione sarà inevitabile. Tanto è bastato, in un mercato già molto volatile e nervoso, per dare il via a un pesantissimo storno. Un tracollo che, come accennato, si è andato a sommare a quello del settore auto che continua a pagare l’incertezza sull’impatto del “dieselgate”. Uno scandalo che si allarga ogni giorno che passa come dimostra l’apertura di un’inchiesta penale da parte della magistratura tedesca sull’ex ad Martin Winterkorn per «presunta frode».
Come spesso succede in queste settimane le turbolenze del mercato azionario si sono accompagnate a una relativa calma sui titoli di Stato i cui rendimenti hanno registrato ribassi generalizzati. Contesto ideale per il Tesoro ieri alle prese con l’asta dei BoT semestrali. Ne sono stati collocati per 6,5 miliardi di euro con rendimenti prossimi allo zero (0,023%) e buona domanda (1,65 volte l’offerta).

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