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Volkswagen crolla sul nuovo scandalo

Le rivelazioni su un nuovo caso di manipolazione dei dati su consumi ed emissioni hanno dato un nuovo duro colpo alla reputazione di Volkswagen e mandato a picco ieri il titolo in Borsa: le azioni privilegiate del gruppo tedesco hanno perso allo Xetra il 9,5% a 100,45 euro dopo aver segnato anche un -10% nel corso della seduta (inferiore il calo nella negoziazione continua, che già martedì sera aveva registrato una parte del ribasso). Il titolo ha bruciato 5 miliardi di euro di capitalizzazione in una seduta, più del doppio di quanto stimato da Vw come costo dell’ultimo scandalo. Martedì sera il gruppo aveva ammesso che per circa 800mila veicoli sono stati dicharati valori di consumo ed emissioni di CO2 inferiori al reale. Vw ha fornito una prima stima del costo della nuova fetta di scandalo: 2 miliardi di euro appunto, ovvero 2.500 euro a vettura – molto più del costo stimato per riparare ognuno degli 11 milioni di motori diesel con il software truccato di cui si sapeva finora.
L’azienda non ha finora spiegato chi, come e perché abbia fornito le dichiarazioni false in sede di omologazione delle auto. Secondo il periodico tedesco Wirtschaftswoche sarebbe stato un dipendente Vw – quello che gli americani chiamano un whistleblower – ad avvertire direttamente il nuovo amministratore delegato Matthias Müller di possibili manipolazioni dei valori di CO2, manipolazioni relative alle misurazioni sui rulli e alle analisi dei dati rilevati nel ciclo di test europeo (Nefz). L’obiettivo sarebbe stato quello di riuscire a inserire le auto nella classe A della cosiddetta eco-etichetta entrata in vigore nel 2011, classe che impone emissioni non superiori ai 99 grammi di CO2 per chilometro.
Dopo le rivelazioni dell’informatore, Vw avrebbe rifatto i test e riscontrato emissioni superiori a quelle dichiarate. Sempre secondo il periodico, Vw sarebbe pronta a riacquistare i veicoli coinvolti e starebbe preparando un sito dedicato. Non si conosce la lista esatta dei modelli e dei Paesi in cui sono stati venduti. Si tratterebbe di vari modelli, dalle Volkswagen Polo, Golf e Passat alle Audi A1 e A3, oltre che modelli Seat e Skoda; ci sarebbero auto con motori diesel millequattro, millesei e duemila di cilindrata ma anche con motore a benzina. Questi ultimi sarebbero 98mila, ha detto il ministro tedesco dei Trasporti Dobrindt al Bundestag; il ministro ha aggiunto che le auto circolanti in Germania sono circa 200mila. Il resto sarebbe quindi stato venduto in altri paesi europei (probabilmente anche in Italia, anche se non vi sono conferme in merito).
Tutti i modelli venduti nella Ue sono comunque stati omologati in Germania, ed è quindi la motorizzazione tedesca ad essere oggetto della truffa. Tra le potenziali conseguenze di quest’ultima c’è la frode fiscale: poiché in Germania il bollo auto è in parte legato alle emissioni di CO2, la parte dei veicoli venduta in Germania avrebbe pagato meno di quanto dovuto in realtà. Lisa Paus, esperta fiscale del partito dei Verdi tedesco, chiede un’indagine da parte del Fisco.
Il costo addizionale e i danni ulteriori alla reputazione Vw, già scossa dai casi precedenti, hanno contribuito ad affossare il titolo dopo un periodo di relativa tranquillità (le azioni restano comunque ancora sopra ai minimi toccati a fine settembre). Nel fine settimana il consiglio di sorveglianza del gruppo si riunirà per valutare eventuali nuove misure. «L’impatto finanziario non è chiaro – scriveva martedì sera in una nota il Credit Suisse – ma le dimensioni potrebbero superare quelle dello scandalo dei Nox. L’annuncio potrebbe preoccupare chi riteneva che l’impatto economico su Vw fosse gestibile e più che scontato dal calo di Borsa». Alla sanzione del mercato si è aggiunta quella di Moody’s: l’agenzia ha tagliato ieri da A2 ad A3 il rating del debito a lungo termine di Vw citando «crescenti rischi per la reputazione di Vw e per i futuri profitti, a seguito dell’annuncio di irregolarità sui consumi e delle nuove accuse delle agenzie Usa».
Per quanto riguarda queste ultime, l’Epa – l’agenzia americana per la protezione dell’ambiente, ha accusato Vw di aver venduto modelli delle marche Vw, Audi e Porsche con motori diesel 3 litri su cui sarebbero installati dispositivi non autorizzati per regolare le emissioni inquinanti (non un software della centralina motore, dunque, come nel caso dei motori più piccoli coinvolti nello scandalo scoppiato a settembre). Vw ha smentito le accuse, ma Porsche, Audi e Vw hanno fatto sapere ieri che fermeranno per il momento la vendita dei modelli sotto accusa (SUV e grosse berline con motori diesel) in attesa di definire la questione con le autorità.

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