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Volkswagen chiude il caso Usa. Rimborsi da 14,7 miliardi

NEW YORK Il conto americano per la Volkswagen è pari a 14,7 miliardi di dollari. Sarebbe potuto essere ancora più pesante se in questi due anni il nuovo leader della Volkswagen, Matthias Mueller non si fosse mosso per recuperare la fiducia dei consumatori e, nello stesso tempo, per limitare il danno. L’accordo è il risultato di una lunga operazione legale e diplomatica con il governo di Washington e con le associazioni dei consumatori.

La casa di Wolfsburg è sotto inchiesta, anche penale, dal 2014, perché accusata di aver truccato le centraline che registrano il livello delle emissioni inquinanti, montandole su circa 11 milioni di vetture in tutto il mondo. Un’indagine nata dai test realizzati dai laboratori dello Stato della California.

L’amministratore delegato dell’epoca, Martin Winterkorn, è stato costretto alle dimissioni: un colpo alla reputazione di uno dei marchi leader dell’industria automobilistica mondiale e, per estensione, al sistema economico-politico tedesco.

Innanzitutto la società tedesca rimborserà i proprietari delle vetture con i rilevatori manomessi, pagando il prezzo di listino pre-scandalo per un valore medio di 21 mila dollari. Inoltre è previsto un risarcimento extra, con una forbice compresa tra 5.100 e 10 mila dollari, a seconda dei modelli. L’intesa è tarata su circa 500 mila macchine negli Stati Uniti. La stessa Volkswagen stima un onere di 10 miliardi di dollari per questa voce. Una cifra simile a quella calcolata da analisti indipendenti. Inoltre la società tedesca si impegna a versare 2,7 miliardi di dollari in un fondo federale per compensare il danno da inquinamento causato all’atmosfera degli Stati Uniti. Infine, altri 2 miliardi di dollari andranno a finanziare la ricerca scientifica sul trasporto a zero emissioni.

L’impatto finanziario della transazione americana dovrebbe essere assorbito dal bilancio societario. Gli amministratori del gruppo Volkswagen avevano accantonato 17,9 miliardi di dollari per far fronte alle conseguenze dell’inchiesta.

Ma certo è un precedente, visto che il parco auto interessato è pari a 11 milioni in tutto il mondo, di cui 8,5 milioni in Europa. Ora bisognerà vedere come procederanno le autorità dell’Unione Europea e degli altri Paesi coinvolti nella questione.

Giuseppe Sarcina

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