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Volkswagen al bivio Mueller avverte “La crisi colpirà tutti”

BERLINO – «I cambiamenti saranno dolorosi, per voi lavoratori, per noi manager, per noi tutti. La crisi è grave e non risparmierà nessuno». Così, con un discorso d’investitura di una durezza senza precedenti, il nuovo ad di Volkswagen (l’ex numero uno di Porsche), Matthias Mueller si è presentato parlando a decine di migliaia di operai del colosso riuniti nei più grandi capannoni della fabbrica-gigante di Wolfsburbg. «Bisognerà modificare il nostro sistema d’efficienza, e vi posso solo promettere che ciò non sarà indolore», egli ha aggiunto in merito al pazzesco scandalo delle emissioni truccate su 11 milioni di veicoli venduti dal gruppo in tutto il mondo. «Le conseguenze finanziarie e di business non sono ancora chiare, stiamo sottoponendo a verifica tutti gli investimenti in programma e quello che non è urgente sarà cancellato o posticipato», egli ha posto in rilievo. Mai come ieri, qualcuno al timone dell’azienda aveva detto chiaro e tondo in toni così tragici che il futuro stesso e la sopravvivenza del gruppo (come aveva alluso la settimana scorsa a livello politico il superministro delle Finanze federale, Wolfgang Schaeuble) sono in forse.
«Volkswagen è la mia patria e la mia vita, ho anche lavorato con Winterkorn, gli rendo omaggio per il suo lavoro», ha detto. Ma senza poi contraddire Spiegel online, secondo cui la Vw sotto Winterkorn capo assoluto indiscusso e temuto era diventata «una Corea del Nord senza Lager».
Lo scandalo è così vasto che rischia di coinvolgere anche il governo: Welt scrive oggi che il ministro dei Trasporti tedesco sapeva sulla truffa molto di più di ciò che ha lasciato intendere.
La crisi causata dalla truffa Volkswagen continua a investire con le sue onde lunghe il resto del mondo dell’auto di qualità made in Germany. Ieri i media hanno annunciato che la famiglia Quandt, la più ricca della Repubblica federale, da sempre azionista di riferimento di Bmw ci ha perso un sacco di soldi. A causa di investimenti familiari in Vw, e dei contraccolpi per le critiche a Bmw e soprattutto per le manchevolezze riscontrate dalle autorità usa di difesa dell’ambiente su alcuni modelli mini, i Quandt si trovano d’un colpo più poveri di ben 4,5 miliardi di euro. Un colpo simile non lascia indenne nessuno, se lo incassa un casato che possiede il 46,7% di uno dei brand più conosciuti al mondo.
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