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Volatilità sullo spread: differenziale BTp-Bund a quota 498 punti

di Vittorio Carlini

Avvio di settimana nervoso per i mercati. Caratterizzato da volumi bassi e volatilità, soprattutto sul fronte dei titoli di Stato. Quel mondo dei governativi che, ieri, ha danzato con le Borse in maniera un po' diversa. La correlazione inversa tra spread dei titoli periferici dell'Ue e i listini, infatti, è sembrata aver allentato la sua classica presa.
Il sincrono diminuisce
L Pa seduta Pdi ieri , in tal senso, ha offerto qualche indizio. P La differenza tra il rendimento del BTp e il decennale tedesco è passata, secondo Reuters P, dal massimo intrady Pdi oltre 5 20 P ai 4 98 P punti base della chiusura (4 87 P secondo Bloomberg P). Cioè lo spread è diminuito , pur rimanendo su livelli elevati P. Ebbene, di fronte a questo trend P, con lo yield del titolo italiano sceso dal 7,1 al 6,86%, PPiazza Affari invece di rialzare la testa ha lasciato sul parterre lo 0,16 per cento. Certo, non si tratta di una percentuale notevole. Inoltre, non può negarsi che il valore del differenziale è rimasto in quota.
PTuttavia , Pla reazione del listino milanese Pallo spread, almeno ieri, non è Pstata in stile « Pcani Pdi PPavlov ». Un po' come risulta Panche dall'andamento della Borsa di un paese «core» dell'Ue qual Pè la Francia. A fronte, infatti, del (leggero) rialzo de l differenziale Pdi Parigi , P il listino transalpino è rimasto praticamente P piatto (+0,06%). Cioè non è scivolato all'ingiù come, invece, sarebbe accaduto in altre occasioni.
Il parere degli esperti
In un simile scenario P viene spontanea la domanda: la correlazione tra lo spread de Pi g o Pvernativi Ue e i mercati azionari diminuisce? «Non bisogna arrivare a conclusioni affrettate – risponde Pierluigi Gerbino, consulente indipendente–. Quella di ieri è stata una seduta interlocutoria, con volumi bassi». Tanto che, per esempio, a Piazza Affari il controvalore degli scambi è stato di 1,27 miliardi, al di sotto della media. «Ciò detto, però -riprende Gerbino-, un allentamento c'è stato. In primis, rispetto all'Italia, credo sia l'effetto-Monti: la manovra sta per essere approvata e, quindi, sul debito pubblico domestico c'è meno pressione». «Inoltre – aggiunge Luca Barillaro, noto investitore retail – il Bund, che ha un rendimento reale negativo, è troppo sopravvalutato. Una situazione che, giocoforza, toglie un po' di rilevanza al valore puntuale dello spread come elemento per individuare il trend. Senza dimenticare, peraltro, un altro aspetto più "stagionale"». Vale a dire? «È possibile che gli istituti di credito, per migliorare il bilancio di fine anno, vadano in acquisto, facendo salire le quotazioni cui è legato il mark to market». Insomma, sul fronte della correlazione non basta una seduta per dire che la musica è cambiata.
Il discorso della Bce
Anche perchè, sebbene solo su movimenti intraday, ieri il meccanismo del sincrono ha comunque funzionato. Alle 16.30, per esempio, lo spread BTp-Bund ha avuto un sobbalzo all'insù mentre il Fste Mib ha accelerato verso il basso. Qui, a ben vedere, dalle sale operative è rimbalzata un'interpretazione "maligna": qualche grande operatore avrebbe sfruttato la sottigliezza del mercato. Come? È presto detto. Da un lato, ha venduto il BTp, spingendo verso l'alto il differenziale col Bund; dall'altro, ha raccolto la plusvalenza, andando short sull'equity.
Al di là di simili speculazioni, le Borse hanno comunque virato al ribasso dopo l'inizio del discorso del presidente della Bce di fronte all'Europarlamento. Mario Draghi, in parte, ha ribadito posizioni note: «non ci può essere l'Eurobond senza l'unione fiscale» ha detto. Per, poi, aggiungere: «il rischio recessione esiste ma l'euro è irreversibile». In seguito però, pur rimarcando che le nuove linee di liquidità della Bce «potranno essere usate» dalle banche «per acquistare propri bond o quelli sovrani», ha ricordato, da un lato, i timori di credit-cruch. E dall'altro, gli inevitabili effetti sull'Efsf della perdita «della tripla A da parte della Francia».
Considerazioni che, giocoforza, hanno depresso il mercato. I listini europei, così, hanno chiuso contrastati: Francoforte è stata la peggiore (-0,54%) seguita da Londra (-0,4%). In rialzo, dal canto suo, l'Ibex di Madrid (+0,6%). Sull'altra sponda dell'Atlantico, invece, più deciso il calo di Wall Street: l'S&P500 ha perso l'1,17% e il Nasdaq l'1,26 per cento. Un ribasso che è andato via via aumentando, mentre da Bruxelles è arrivata la notizia dell'accordo Ue sull'aumento di 150 miliardi della dotazione del Fmi (Londra si è tirata fuori). A ben vedere, però, a pesare di più è stato il crollo di Bank of America (-4,13) e del settore finanziario. Una discesa sui rumors che indicano la Fed intenzionata a chiedere più patrimonio sul modello di Basilea.

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