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Volano i patrimoni all’estero

La voluntary disclosure fa volare i patrimoni all’estero dichiarati al fisco. Per il 2014, primo anno non coperto dalla collaborazione volontaria, i contribuenti italiani hanno denunciato investimenti complessivi per 230 miliardi di euro, conto i 91 miliardi del 2013. È quanto emerge dalle statistiche diffuse dal dipartimento delle finanze sulle dichiarazioni dei redditi delle persone fisiche presentate nel 2015 (si veda ItaliaOggi del 1° giugno scorso).

È bene precisare che il dato desunto dai quadri RW di Unico/2015 risulta sovrastimato, in quanto la metodologia di analisi seguita dai tecnici del Mef prende in esame soltanto i valori finali delle attività detenute oltre confine (colonna 8 dei righi RW), senza tenere conto delle quote di possesso. Ciò significa che per un investimento cointestato o in presenza di procuratori l’importo può essere conteggiato più volte. Basti pensare che le attività emerse tramite la disclosure si aggirano sui 60 miliardi di euro. L’incremento, comunque, è significativo e consentirà all’amministrazione finanziaria di avere piena conoscibilità su queste ricchezze per il futuro.

Il 2014, peraltro, è l’anno in cui pressoché tutti gli investimenti dovevano essere indicati dal contribuente in via di regolarizzazione, alla luce dell’impossibilità di avvalersi della fiduciaria in modo retroattivo per chi ha scelto il rimpatrio giuridico e del fatto che il rientro fisico in Italia delle somme tramite voluntary è avvenuto per lo più nel 2015.

I contribuenti che dichiarano di possedere un immobile oltre confine sono passati dai 118 mila del 2013 ai 125 mila del 2014, con un aumento del valore complessivo dei fabbricati da circa 25 a 28 miliardi di euro. Il vero boom si registra sulle attività finanziarie, salite di oltre 100 miliardi di euro, con un numero di dichiaranti quasi triplicato (da 64 mila soggetti a 154 mila). Balzo analogo pure per i conti correnti e i depositi, quadruplicati a quota 40 miliardi di euro.

Dal monitoraggio del Df è possibile desumere anche l’identikit dei contribuenti, sulla base del reddito prevalente da questi esposto nel modello Unico: per quanto riguarda i conti, per esempio, quasi 11 miliardi di euro sono riconducibili a lavoratori dipendenti (55 mila soggetti), con una media di 198 mila euro a testa. Ancora più marcata la crescita dei pensionati: se nel 2013 erano meno di 14 mila e possedevano liquidità per 1,35 miliardi di euro, nel 2014 a seguito della voluntary disclosure sono stati 39 mila, con 7 miliardi complessivamente denunciati nel modulo RW. Imprenditori e lavoratori autonomi, rispettivamente 5 e 10 mila unità, mettono insieme 2,3 miliardi di euro, oltre a 6,5 miliardi di attività finanziarie. Voce, quest’ultima, dove continuano a prevalere i dipendenti (45,5 miliardi), i pensionati (18,7 miliardi) e i cosiddetti «rentiers», ossia coloro che ritraggono le proprie entrate primarie dai redditi di capitale: questi soggetti, meno di 4 mila in tutta Italia, detengono complessivamente all’estero patrimoni per 41 miliardi di euro, con un capitale pro-capite di 11,4 milioni di euro suddivisi tra liquidità (1,3 milioni di euro), strumenti finanziari (3,1 milioni di euro), immobili (643 mila euro) e altri asset, per lo più opere d’arte o polizze assicurative (forme di investimento per le quali 423 «paperoni» raggiungono la cifra di 54 milioni di euro a testa).

Dall’analisi del Df emerge pure il trend delle imposte sulla ricchezza estera, sia a livello di immobili (Ivie) sia di asset finanziari (Ivafe): nel primo caso il gettito è passato dai 67 milioni di euro del 2013 ai 78 del 2014, nel secondo da 25,8 a 100,4 milioni di euro.

Valerio Stroppa

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