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Volano le Borse dopo la Bce: Milano +3,44%

Le due principali banche centrali europee si smarcano dalla Fed americana e tranquillizzano i mercati: sia in Inghilterra che nel Vecchio Continente la politica accomodante continuerà. E lo farà per «un periodo di tempo prolungato», come segnalato ieri dal presidente della Bce, Mario Draghi.
Per gli investitori le mosse coordinate dei due istituti monetari, varate a sorpresa nel pomeriggio di ieri, sono state un’importante iniezione di ottimismo. Perchè sono la garanzia che il denaro facile di questi ultimi mesi non verrà meno, nonostante dall’altra parte dell’Oceano si pensi a ridurre la liquidità in eccesso. Ecco perchè tutti gli asset rischiosi, dai titoli azionari ai bond periferici, sono stati presi d’assalto.
La sterzata della giornata è arrivata in particolare alle 14.30 ore italiane, quando Mario Draghi, rompendo la tradizione in casa Bce, ha alzato il velo sul futuro della politica monetaria. Che prevede il mantenimento del tasso di riferimento al minimo storico dello 0,5% (sebbene questo non debba essere considerato «un limite verso il basso») e che i principali tassi di interesse dell’area euro resteranno a livelli attuali o scenderanno ancora «per un periodo di tempo prolungato». L’exit strategy, insomma, è «ancora molto lontana». È stato allora che in un movimento quasi sincrono le borse sono schizzate, l’euro è caduto e i bond governativi hanno preso il volo.
Trainate dagli acquisti sui titoli bancari (+3,8%) e automobilistici (+3,9%), i listini europei hanno messo a segno il rialzo più importante degli ultimi due mesi. Milano ha guadagnato il 3,44%, ma bene sono andati anche Parigi (+2,9%), Francoforte (+2,11%) e Madrid (+3,07%). A salire sono stati invece i prezzi dei titoli governativi italiani e spagnoli, il cui movimento è opposto a quello dei rendimenti: il tasso del BTp a 10 anni è sceso dal 4,5% al 4,33%, prima di risalire al 4,4% finale, mentre lo spread con il Bund si è ristretto a 275 punti base dai 283 della seduta precedente. Complici le notizie confortanti del Portogallo, il cui governo non appare più a rischio caduta, nel portafoglio degli investitori sono finiti anche titoli lusitani. La borsa di Lisbona (+3,73%) è stata la migliore d’Europa.
Non che fino alle parole di Draghi il mercato fosse privo di motivi di entusiasmo. Poco prima, verso le 13, i listini avevano reagito positivamente alle indicazioni della Bank of England. A sorpresa il Comitato britannico di politica monetaria ha fatto capire di voler tenere i tassi bassi per un periodo «esteso», oltre ad annunciare il proseguimento del programma di acquisto di asset. L’effetto immediato è stato un crollo del pound, che ha subìto il calo più pesante degli ultimi due anni contro il dollaro. Ad accompagnare la valuta britannica nel deprezzamento contro il biglietto verde è stato anche l’euro, che è sceso ai minimi da cinque settimane, a quota 1,29.
Certo, la ridotta liquidità determinata dalla festività americana per l’Independence Day può aver potenziato la dimensione dei movimenti, sia sull’azionario che sull’obbligazionario. Rimane tuttavia un dato che non si registrava da tempo. Gli investitori hanno comprato sia titoli periferici che i cosiddetti “porti sicuri”, come i Bund tedeschi, che infatti hanno visto arretrare i tassi a 10 anni all’1,64% dall’iniziale 1,68%. Per una volta, insomma, si è persa la correlazione inversa tra titoli governativi periferici e quelli “core” europei. La tendenza va testata in prospettiva, ma è un piccolo segnale di una parziale normalizzazione dei mercati. Quasi come se la cinghia di trasmissione della politica monetaria europea, che si attende accomodante, avesse ripreso a funzionare, dopo il black-out seguito alla crisi del debito sovrano europeo.

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