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Volano le Borse: +5,6% Milano, +6% Madrid

Tre semplici parole (whatever it takes, pronti a tutto) del presidente della Bce, Mario Draghi sono state sufficienti per mettere il turbo ai mercati: Borse, euro, rendimenti dei titoli di Stato di Italia e Spagna hanno avuto un recupero stellare, chiudendo una seduta che nelle prime battute si annunciava incerta: l’indice Ftse Mib di Piazza Affari ha messo a segno il 5,62%, Madrid il 6,06 per cento. In forte rialzo anche Parigi, dove il Cac 40 ha guadagnato il 4,07%, Francoforte, con il Dax il 2,75% e l’Ftse 100 di Londra l’1,36%. Lievemente negativa, invece, Atene -0,83%. Si sono risollevate anche le quotazioni dell’euro, che ha chiuso a 1,2295 dollari dopo aver toccato un massimo di seduta a 1,2329 dollari.
Nessuno avrebbe scommesso questo recupero due giorni fa di fronte alla catastrofe incombente, dominata dall’irrazionalità e dal panico degli investitori. La svolta è arrivata ieri, quando il presidente della Bce in un clima da “mezzogiorno di fuoco” ha lanciato la sfida ai mercati: «Siamo pronti a tutto per salvare l’euro, e credetemi sarà sufficiente». Poche parole, chiare uscite dal palco del Global Investment Conference di Londra alla vigilia della cerimonia di apertura delle Olimpiadi, suonate come un avvertimento a chi continuava a scommettere sull’uscita dall’euro della Grecia e sulle debolezze dei paesi periferici, ovvero Italia e Spagna: in pochi minuti gli spread dei BTp e dei Bonos hanno cominciato a scendere, mentre le Borse, l’euro e le materie prime salivano, a dimostrazione che il numero Uno della Bce aveva colpito nel segno, ridando fiducia ai mercati. Vendite anche sui titoli cosiddetti “rifugio” dal Bund tedesco salito all’1,33%, al Tresurys americano all’1,43% e sul dollaro arrivato a scambiare contro l’euro 1,2283. Giù anche i Cds (credit default swap) di 24 centesimi quelli dell’Italia a 500 punti base, -25 centesimi quelli della Spagna a 536. Gli unici a salire sono stati quelli del Portogallo di 16 centesimi.
In Borsa a beneficiare dei rialzi sono stati i titoli bancari e finanziari, mentre in Germania Moody’s ha adeguato l’outlook di 14 banche portandolo a negativo: nonostante ciò Commerzbank è salita del 6,2% e Deutsche Bank del 5%. La spagnola Santander è salita del 4,5%, Unilever 5,4% e France Telecom +2,4%. Per ora la “moral suasion” di Draghi ha funzionato e chi era già corto ha dovuto ricoprirsi acquistando titoli. Ora bisognerà vedere se i ribassisti sono stati sconfitti oppure se, nei prossimi giorni, riprenderanno a vendere per sondare le vere intenzioni e le capacità di fuoco di Francoforte.
L’onda lunga del “Draghi pensiero” ha raggiunto anche Wall Street che dopo avere aperto in territorio positivo ha continuato a guadagnare con il Dow Jones +1,67%, l’S&P +1,65% e il Nasdaq +1,37 per cento, mettendo a segno la migliore performance dell’ultimo mese. A sostenere la Borsa americana sono arrivati anche i positivi dati macroeconomici con gli ordini di beni durevoli aumentati oltre le aspettative e con le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione calate la settimana scorsa ai livelli minimi in quasi quattro anni.
Negli Usa si guarda con attenzione agli sviluppi europei perché come sottolineava ieri il quotidiano economico Wall Street Journal le politiche di austerity dei governi del Vecchio Continente stanno causando un crollo dei guadagni per le società statunitensi. «La crisi europea rappresenta il rischio più grande per la nostra economia», ha chiosato ieri il segretario al Tesoro Usa Timothy Geithner, un circolo vizioso che dalle politiche di austerità dei governi dell’eurozona passano alle famiglie a tagliare le spese, con un minore gettito fiscale e un ulteriore aumento dell’austerità. Questa settimana aziende americane come Ford e Apple hanno accusato l’Europa dei loro recenti risultati deludenti, causati in gran parte dal rallentamento delle vendite nei paesi del Vecchio Continente, che rappresenta un quinto del volume globale delle esportazioni Usa. Ford, per esempio, ha registrato un calo del 57% nel secondo trimestre del 2012, attribuito soprattutto alle perdite nell’area euro, pari a 404 milioni di dollari.
Oggi, intanto, è atteso il dato del Pil americano del secondo trimestre previsto dagli economisti all’1,3%, un termometro importante della principale economia mondiale e a pochi giorni dalla riunione del Fomc che dovrà decidere nuove misure di stimolo all’economia.

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