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Volano le Borse: +11% da inizio ottobre

di Morya Longo

«Sosterremo le banche con aumenti di capitale». Ai mercati finanziari queste parole devono essere sembrate magiche. Una sorta di «Abracadabra». Domenica le ha pronunciate il presidente francese Nicolas Sarkozy, dopo l'incontro con il cancelliere tedesco Angela Merkel. E ieri, quasi per incanto, le Borse hanno festeggiato con un nuovo rialzo. I listini europei hanno guadagnato, secondo l'indice Eurostoxx, il 2,27%: dal 5 ottobre hanno ormai recuperato il 10,9%.

Piazza Affari ha fatto ancora meglio: ieri ha portato a casa un bottino del 3,67%, accumulando un rialzo del 13% dal 5 ottobre. Miglior titolo è stato UniCredit (+12,2% ieri). E Wall Street non è stata da meno: +3,41% ieri, +6% dai minimi. Segnale di ritrovata fiducia. Di ottimismo. Ma è davvero così? Il mercato è veramente tornato sereno? La risposta più plausibile è negativa: quello di ottobre è probabilmente da catalogare ancora come rimbalzo "tecnico". Perché le incertezze sono ancora troppe. Le promesse ancora vaghe. Le debolezze dell'Europa ancora macroscopiche.

Il rally della speranza

È indubbio che il cambio di umore dei mercati sia motivato da due fattori. Da un lato la sempre più manifesta volontà dell'Europa (e soprattutto di Germania e Francia) di risolvere la crisi bancaria. Dall'altro la fiducia è stata incoraggiata da alcuni indicatori economici, pubblicati sia in Europa sia negli Stati Uniti, che hanno mostrato segnali di ripresa: per esempio il recente balzo dei consumi americani (+5,5% a settembre), oppure la crescita della produzione industriale italiana (+4,7% ad agosto). Tutto questo, sostengono molti addetti ai lavori, ha fatto tornare l'ottimismo tra gli investitori. «L'impressione – spiegava ieri un economista – è che questa volta l'Europa sia compatta. Questo è già un segnale incoraggiante». Insomma: un valido motivo per tornare a comprare in Borsa, dopo le pesanti vendite estive.

I dubbi della realtà

Il ragionamento, molto in voga sul mercato, non farebbe una grinza. Se non fosse che tutte le speranze sono ancora avvolte nella nebbia. Angela Merkel e Nicolas Sarkozy hanno assicurato che salveranno le banche. Vero: non hanno però detto chi dovrà tirare fuori i soldi. Né come. Recentemente il Fondo monetario ha calcolato in 200 miliardi di euro le necessità di capitale delle banche europee. Ebbene: chi li tirerà fuori?

Se fossero gli Stati, il rischio è che la crisi delle banche vada nuovamente a inguaiare i conti pubblici. Questo rischio già oggi lo tocca con mano il Belgio. Da quando Dexia è entrata in crisi, e soprattutto da quando si è scoperto che il costo maggiore del salvataggio dovrà sopportarlo Bruxelles, i titoli di Stato locali hanno infatti aumentato lo spread rispetto a quelli tedeschi: rendevano 1,76 punti percentuali più dei Bund il 30 settembre, mentre ora sono arrivati a 1,99. Nulla di eclatante, certo. Ma se si tiene conto che nello stesso arco di tempo gli altri Paesi hanno ridotto lo spread sulla Germania (l'Italia è scesa da 3,65 a 3,48), il timore del mercato è chiaro: il Belgio rischia di indebolirsi "sobbarcandosi" il salvataggio di Dexia.

Trasportando lo stesso discorso sul resto di Europa (si tenga conto che le banche francesi hanno attivi quattro volte superiori al Pil della Francia), la domanda resta: gli Stati hanno le spalle abbastanza larghe per salvare ancora le banche? Il compito potrebbe essere dato al fondo salva-Stati: la stessa Bce ha ventilato l'ipotesi che i governi possano prendere a prestito proprio dal fondo i soldi per ricapitalizzare le banche. Per farlo, però, serve un accordo politico. Si troverà?

Il rimbalzo tecnico

È ovvio dunque che il grande rimbalzo di ottobre non possa essere tutto motivato con la speranza: i mercati vogliono certezze, non promesse. Infatti il motivo del rimbalzo è probabilmente un altro: gli investitori avevano iper-venduto. Secondo la banca dati di Bloomberg, a livello mondiale il prestito di azioni (utilizzato da chi vende allo scoperto) ad agosto ha raggiunto il record degli ultimi cinque anni: quel mese era in prestito l'11,6% del totale delle azioni, contro il 9,5% di luglio. Segnale che gli investitori hanno finito il mese di agosto con posizioni ribassiste record degli ultimi cinque anni.

Insomma: gli investitori, scommettendo su scenari neri, avevano iper-venduto azioni in Borsa. Anche allo scoperto. Così, ora che qualche speranza si apre in Europa, sono costretti a ricomprare per non farsi cogliere in contropiede. «Il dubbio che lo scenario nero su cui tutti ci eravamo posizionati possa essere sbagliato ha iniziato a insinuarsi – spiega un operatore –: questo ha spinto tutti gli investitori a ricomprare, per evitare di essere presi a schiaffi dall'eventuale rimbalzo». E rimbalzo fu.
 

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