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Volano i tassi BTp, Borsa in recupero

Giornata dai più volti, ieri, sui mercati. L’Italia, una volta tanto, ha tirato il fiato. Forte era l’attesa per l’asta sulle tre riaperture dei BTp. Il collocamento è andato secondo le previsioni. In particolare, il titolo a 3 anni ha visto il rendimento balzare all’insù: dal 3,91% è passato al 5,3%. Tuttavia, ed è questo l’aspetto che attualmente attira l’attenzione degli operatori, la domanda è stata buona: l’intero importo di 3 miliardi è stato assegnato. Così, il mercato ha valutato positivamente l’asta.
Tanto che lo spread del decennale sul Bund ha imboccato la strada del ribasso. A fine seduta si è assestato a 461,8 punti base (dai 470 di due giorni fa), con il rendimento del nostro buono in discesa al 6,12%. Piazza Affari, dal canto suo, ha trovato la forza di risalire. Il Ftse Mib, sospinto dal settore bancario (+3,4%) momentaneamente senza la palla al piede del caro-spread, ha chiuso in rialzo dell’1,47%.
Il nodo elezioni di Atene
Un buon rimbalzo che, tuttavia, non è stato sufficiente a farle indossare la maglia rosa: la Borsa di Atene, infatti, per un giorno è entrata in orbita (+10,12%). Il motivo? I rumors più incontrollati. Tra questi un sondaggio che ha indicato come vincenti, alle elezioni politiche greche del prossimo week end, i partiti pro-euro. Una proiezione credibile? Una «bufala» montata ad arte? Chi può dirlo. Forse, in realtà, l’ottimismo è stato causato dalle dichiarazioni di Alexis Tsipras. Il leader della sinistra radicale infatti, da un lato, ha detto che se vincerà le elezioni cancellerà il Memorandum con i creditori internazionali; ma, dall’altro, ha aggiunto di essere pronto a rinegoziarne uno nuovo. Insomma, il futuro di Atene sarebbe sempre in Eurolandia. Un’ipotesi plausibile? Molti lo sperano. Intanto, però, alcune fonti diplomatiche (smentite da Junker) hanno rivelato che i ministri dell’Eurogruppo potrebbero riunirsi in teleconferenza domenica sera, una volta conosciuti i risultati del voto. Mentre le Banche centrali, dalla Bce alla Fed, sarebbero pronte ad un intervento coordinato per calmare eventuali tensioni sui mercati.
Al di là di Atene, e delle possibili contromisure di breve periodo, ieri in Europa altre due piazze finanziarie hanno strappato il risultato positivo: Parigi (+0,16%) e Madrid (+1,16%). Già, Madrid: qui, a ben vedere, la storia è differente. I titoli di Stato spagnoli infatti, tra il nuovo downgrade di Moody’s e il dato sui prestiti record della Bce alle banche (287,8 miliardi), sono stati presi a sassate dalla speculazione. Lo spread del Bonos decennale, dopo aver oltrepassato i 550 punti, ha chiuso in crescita a quota 536,7 (erano 520 mercoledì). Il rendimento del governativo ha toccato la pericolosissima soglia del 7% per, poi, chiudere a 6,91%.
Un trend al rialzo che, a ben vedere, ha riguardato un po’ tutte le scadenze: sui 5 anni, ad esempio, lo yield è cresciuto al 6,35%; la duration a 2 anni, invece, è aumentata al 5,19%. Insomma, la situazione in quel di Madrid è molto difficile. «Anche perché – ricorda Gianluca Garbi, ceo di Banca Sistema – il mercato dei titoli di Stato spagnolo è piccolo. Non esiste, ad esempio, un future sul Bonos decennale e, giocoforza, è più facile» indirizzarne le quotazioni.
«Bund o non Bund»?
Quelle quotazioni che, per il terzo giorno consecutivo, hanno spinto al ribasso anche il Bund. L’immarcescibile decennale tedesco ha archiviato le contrattazioni con il rendimento all’1,5%, contro l’1,48% di due giorni fa. Molti operatori interpretano questo movimento come un segnale di pericolo. Cioè, il mercato non crede più nell’irreversibilità dell’Euro e, quindi, abbandona il porto sicuro di Berlino: sia esso l’equity (il Dax ha perso lo 0,24%) oppure il debito pubblico. L’analisi, però, non è condivisa da tutti. «È l’indizio – ribatte Garbi – che, in realtà, il mercato non prezza più il break up di Eurolandia. L’idea di fondo è che, seppur la situazione è molto critica, alla fine l’euro resiste». Così come resiste la speranza, al di là del possibile intervento straordinario di lunedì, che la Fed torni a dare una mano alle Borse. Probabilmente con l’estensione del programma «Twist», se non addirittura con un terzo QE. «L’indizio – dice Luca Barillaro, investitore di lungo corso – arriva dal rialzo dell’oro. Un andamento, di solito, accompagnato dal deprezzamento del dollaro». Una svalutazione che però, ad oggi, non c’è stata. «È possibile, quindi, che si sconti la futura discesa del biglietto verde in seguito alla nuova liquidità». Una possibile mossa, rafforzata anche dai brutti dati macro Usa di ieri, che ha spinto Wall Street: l’S&P500 ha chiuso in rialzo dell’1,09%.

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