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Volano i rendimenti dei BoT a un anno

di Luca Davi

Un mercato sotto shock, congelato dalle incertezze politiche che ieri hanno pesato come macigni sul futuro dell'Italia. Ecco la fotografia di ieri del settore dei titoli di Stato italiani. A partire dalla mattinata i rendimenti delle obbligazioni governative sono schizzati a livelli mai visti dai tempi dell'introduzione dell'euro. E a finire sotto pressione sono stati in particolare i titoli di Stato a breve scadenza, quelli che non hanno beneficiato degli acquisti della Bce nel corso delle ultime settimane. In alcuni momenti il Bot annuale ha visto aumentare il rendimento persino all'11,7% (bid) per poi toccare nelle ultime quotazioni un rendimento del 9,4%, con un ask al 7,2%. Analoga l'impennata anche del biennale, che ha registrato uno spread sull'omologo titolo tedesco di addirittura 720 punti base, con rendimenti anche oltre l'8%. In entrambi i casi il ritorno è andato anche oltre quello del benchmark decennale, determinando così un'inversione della curva dei rendimenti.

Dietro il balzo all'insù degli yield governativi (e al coincidente calo dei prezzi) si nascondono in verità una serie di fattori. Il primo è di tipo tecnico: il rialzo dei margini richiesti da Lch Clearnet (si veda per dettagli a pagina 11), a fronte dell'aumento della rischiosità del debito italiano, ha inciso percentualmente in misura maggiore sul costo di detenzione dei titoli a breve. L'aumento del margin call è del 350% sui BoT a 3 mesi, del 167% sui BoT a 9 mesi, del 163% sul BoT annuale. Solo per fare un confronto, i margini sui BTp a 20 anni sono saliti del 33%. Non del tutto inattesa, la mossa di Clearnet ha spinto gli operatori ad alleggerirsi di titoli italiani generando con tutta probabilità un effetto panico sui mercati che ha alimentato nuove massicce vendite. I titoli a breve scadenza, inoltre, scontano un altro problema: incorporano più di quelli a lunga il rischio di liquidità dell'emittente. Chi teme un default, insomma, vende in particolare questi titoli.

Tuttavia, va detto che ieri, di fatto, l'intero mercato sembrava essersi bloccato: si sono registrati spread denaro/lettera di oltre 400 punti sulle scadenze a breve, forbici mai viste che segnalano un'impasse dovuta alla mancanza di incontro tra domanda e offerta. Ieri, sostanzialmente, il mercato non riusciva a fare prezzo.

Il problema degli alti rendimenti a breve, inoltre, rischia di incidere pesantemente sull'asta dei Bot da 5 miliardi indetta per oggi che, tuttavia, ha comunicato ieri il ministero dell'Economia, si terrà regolarmente. E così pure è confermata l'asta del prossimo 14 novembre dei BTp a cinque anni: l'ammontare nominale è fissato da un minimo di 1 miliardo di euro a un massimo di 3 miliardi.

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