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Volano i Cds di Italia e Germania

di Vittorio Carlini

Record del salto in alto dei Credit default swap (Cds) in Europa. Ieri è stata una giornata campale, l'ennesima, per le polizze assicurative contro il rischio di fallimento sui debiti sovrani di Eurolandia. Il Cds sul BTp a cinque anni, secondo i dati di Markit, è partito a quota 515 dollari; nell'intraday è arrivato a toccare il massimo di 550, per poi chiudere su 528,6 dollari. In rialzo anche il derivato sul governativo francese: da 191 si è spinto fino al picco di 207,75 dollari. Tuttavia, a ben vedere, è stata la corsa del Cds sul T-Bund che ha acceso la spia dell'allarme rosso sui mercati: il contratto, infatti, da quota 98 è salito su su, fino a 112,5 dollari. Solamente in serata ha ripiegato su 102,6 dollari. Un balzo, quest'ultimo, che ha destato forti preoccupazioni e che, giocoforza, ha fatto nascere la domanda: gli operatori iniziano a temere per la solidità anche della Germania?

La risposta degli esperti è articolata. In primis, nelle sale operative, si fa notare una contraddizione. Quale? È presto detto: una delle cause del balzo dei Credit default swap di Berlino (e Parigi) è la maggiore operatività del Fondo salva-stati. «La socializzazione dei rischi e delle passività – dicono gli esperti di 4Cast – rende più difficile la posizione dei due paesi, Francia e Germania, che in teoria» hanno le finanze più solide. Un paradosso: da un lato, il mercato punisce i ritardi della politica sullo sviluppo dell'Efsf; dall'altro, rende più instabile la situazione quando questi passi vengono (tra mille stop and go) compiuti.

Ma non è solo questione di Eurobond. Cresce la paura sul rallentamento dell'economia: tra un warning della Fed e del Fmi il futuro della congiuntura non è visto roseo. In un simile scenario i sistemi economici-finanziari nazionali finiscono sotto pressione. Anche quelli che, fino a qualche mese fa, erano considerati solidi. È il caso della Francia, i cui Cds hanno oggi la stessa quotazione dei derivati sull'Italia di fine giugno. I sempre maggiori timori sulle banche d'Oltralpe, fortemente esposte verso la Grecia, uniti alle paure di un possibile downgrade di Parigi rendono timorosi gli operatori. Il risultato? I credit default swap prendono la strada del rialzo.

Già, il rialzo. A ben vedere esiste un'altra causa, più tecnica, alla base di questo trend. Molti fondi, obbligati per regolamento a investire in euro, se optano per il «fly to quality» hanno poche alternative: comprare governativi con la tripla «A» come i T-Bund. Solo che, questi ultimi, hanno un rendimento così basso da non prezzare il rischio comunque esistente nell'asset. Ecco che, allora, i money manager si coprono e aquistano i Cds. Un'attività che, giocoforza, fa salire le quotazioni. Quotazioni in crescita, poi, anche sul classico effetto di news-flow. Ieri le banche tedesche hanno deciso di ridurre le garanzie sul risparmio dei privati: cioè l'ammontare che gli istituti si impegnano a restituire ai risparmiatori in caso di fallimento. Una notizia che ha innervosito il mercato.

Quel nervosimo presente anche nel lontano Oriente. A Tokyo i Cds sui governativi hanno sfiorato il record storico. Un rialzo che, però, non ha fatto salire lo yield dei bond. Gli istituzionali, delusi dal rendimento dei treasuries Usa, sono andati in acquisto sui titoli di stato domestici.

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