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Volano gli spread in tutta Europa: BTp-Bund a 478 punti

di Mara Monti

Le elezioni spagnole di domenica con la vittoria del Partito Popolare non sembrano convincere i mercati, appesantiti anche dalle notizie poco rassicuranti provenienti da un paese tripla A come la Francia su cui l'agenzia Moody's ha lanciato un nuovo allarme rating. In una giornata in cui le Borse europee hanno pesantemente perso terreno, il debito sovrano archivia un'altra seduta fosca, dominata dall'allargamento dello spread del bond decennale iberico di 27 centesimi rispetto all'equivalente tedesco portandosi a 470 punti base e il rendimento al 6,55%, sempre più vicino al record storico del 6,78% toccato lo scorso 17 novembre. Stesso tenore per la scadenza a cinque anni con lo spread a 492 punti base oltre 26 centesimi rispetto la chiusura di venerdì. L'intonazione negativa dei mercati si è riflettuta anche sullo spread del BTp decennale che, dopo un avvio abbastanza timido, ha superato quota 480 punti base, per poi ripiegare in chiusura a 478 centesimi, portando il rendimento al 6,7 per cento. Il sostegno della Bce continua a farsi sentire: la scorsa settimana gli acquisti di titoli di Stato dell'Eurozona sono quasi raddoppiati, portandosi a 7,9 miliardi di euro, rispetto ai 4,4 miliardi della settimana precedente, per un totale del debito sovrano comprato dalla Bce a 194,5 miliardi di euro. «Il mercato sta realizzando che la situazione in Spagna non è molto più rosea di quella dell'Italia» ha commentato Alessandro Giansanti, stategist di ING Groep Nv, citato dall'agenzia Bloomberg.

Il timore è che la maggioranza ottenuta dal neo premier Mariano Rajoy potrebbe non bastare a risollevare il Paese dove la disoccupazione ha toccato la cifra record del 21 per cento. Così come il governo tecnico italiano guidato da Mario Monti non ha rasserenato il mercato del debito. Il fuoco incrociato dell'opposizione a partire dalla Lega sulle misure vociferate non fanno sperare in una riuscita facile per il nuovo governo.

L'evoluzione politica dell'Europa è scrutata dall'occhio vigile degli Stati Uniti. Spagna e Italia «devono fare progressi nelle riforme per rafforzare la crescita e rispondere alle sfide del bilancio», ha sottolineato ieri il segretario al Tesoro Usa, Timothy Geithner al Wall Street Journal. Se l'insediamento dei nuovi governi non sembra placare la corsa dello spread, gli analisti di Credit Suisse lanciano l'allarme sul peggioramento del debito dell'Eurozona: neppure se questi governi mettessero in pratica le riforme chieste dall'Europa la pressione sui loro debiti potrebbe calare. In assenza di una svolta, dicono, i rendimenti sui Bonos e sui BTp a 10 anni rischiano di toccare il livello record del 9%. Non sarebbe risparmiata neppure la Francia con i rendimenti sui decennali che rischiano di schizzare sopra il 5 per cento.

L'attacco alle triple A non sembra placarsi su Francia, Austria e Belgio mentre il mercato scommette su una nuova ondata speculativa questa volta ai danni della Germania. Già la scorsa settimana, alla vigilia del summit anglo-tedesco tra Angela Merkel e David Cameron, erano state segnalate vendite provenienti dall'Asia e dalle banche centrali dell'area sui Bund tedeschi. Ieri, intanto, a fare paura è stata la Francia con lo spread del decennale tornato a salire di otto centesimi portandosi a 157,6 punti base, sotto il massimo della giornata di 163, ma lontano dai massimi di 202 punti base toccato la scorsa settimana.

Gli analisti non si spiegano perché se gli Stati Uniti hanno perso lo status di tripla A non lo possa perdere anche la Francia, dal momento che paga già 100 punti base in più rispetto alla Germania per rifinanziare il suo debito a lungo termine. Gli investitori hanno già scontato il downgrade del rating anche alla luce delle previsioni recessive sull'economia europea. Al ministro delle finanze francese, Francois Baroin il compito di rassicurare i mercati: nonostante l'allargamento dello spread sul benchmark tedesco, ha dichiarato, la Francia continuerà a finanziarsi a condizioni favorevoli e le misure di austerità annunciate non andranno a colpire la crescita dell'economia.

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