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Vola l’utile Generali, sale Rebecchini

Le Generali chiudono i nove mesi con utili in crescita del 40% a 1,6 miliardi e con un risultato operativo in aumento del 6,2% a 3,4 miliardi. E il group ceo Mario Greco ieri mattina, commentando con gli analisti in conference call i dati approvati dal consiglio mercoledì pomeriggio, ha detto: «È troppo presto per parlare del dividendo. Siamo però ottimisti sulla chiusura dell’anno: abbiamo avuto tre trimestri superiori ai precedenti e riteniamo possibile continuare così». Sempre sui conti, che hanno visto i premi toccare quota 49 miliardi (più 0,6%) il top manager ha quindi sottolineato i «buoni progressi nella trasformazione del gruppo» che è «ben posizionato per raggiungere» gli obiettivi del piano strategico. «Ora ci focalizzeremo ancora di più sul miglioramento della nostra redditività». E «grazie alle azioni intraprese negli ultimi mesi», il Leone ha ottenuto «un significativo miglioramento della situazione patrimoniale, con un indice di Solvency I» passato dal 143% di fine settembre al 152% di fine ottobre.
Il consiglio della compagnia ha inoltre nominato vicepresidente Clemente Rebecchini (direttore centrale responsabile della divisione principal investing di Mediobanca), già presente nel board, in sostituzione di Vincent Bolloré che ha lasciato Trieste in ottobre in relazione agli impegni e alla nuova regolamentazione francese sugli incarichi plurimi. Greco ha dichiarato che l’imprenditore francese sarà rimpiazzato in occasione del prossimo consiglio.
Rispondendo alle domande degli analisti, Greco ha ricordato l’appuntamento con l’Investor day del 27 novembre: «Non cambiamo certo strategie, ma ci saranno novità». E ha confermato sulla vendita in corso della Bsi che «è un asset con un buon valore in una situazione di mercato non facile»: «Vogliamo vendere a un valore adeguato. Quindi proseguono i contatti e le trattative finché non lo avremo». Infine sui fatti che l’Ivass ha chiesto a Generali di riesaminare ai fini di un’eventuale azione di responsabilità nei confronti dell’ex group ceo Giovanni Perissinotto e dell’ex cfo Raffaele Agrusti, ha detto che «appartengono al passato e non avranno alcun impatto contabile perché sono già state prese «tutte le misure necessarie». «Stiamo parlando di transazioni del 2007 e 2008, valutate accuratamente e completamente nel bilancio 2012». Fatti «completamente conclusi», senza impatti anche «perché le persone coinvolte non sono più nella società».
E agli analisti il direttore finanziario Alberto Minali ha detto che «il 6,6% di Bankitalia detenuto da Generali, che è in carico a 184 milioni a costo ammortizzato, al momento non viene usato ai fini della Solvency». E dopo aver ricordato che le valutazioni dell’intera Banca d’Italia variano fra i 5 e i 7 miliardi, ha aggiunto: «Se la quota venisse rivalutata potrebbe avere un impatto positivo di 1 o 2 punti di Solvency». Sempre Minali su Citylife ha confermato che il gruppo «è in discussioni con le banche e gli altri partner per un nuovo business plan».

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