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Vola l’utile Bank of America ma delude il giro d’affari

Bank of America ha messo a segno un forte incremento degli utili, nonostante i conti siano stati ostacolati dalla debolezza nelle attività di trading e sul mercato di mutui che sta tenendo a freno i bilanci di tutte le grandi banche americane nel terzo trimestre dell’anno. Il titolo, aiutato come tutti i finanziari dall’accordo politico su debito e budget a Washigton, ha guadagnato circa il 2% nel corso della mattinata.
I profitti trimestrali dell’istituto sono saliti a 2,5 miliardi di dollari dai 340 milioni dello stesso periodo dell’anno scorso, sfiorando le attese di 2,6 miliardi e sostenuti da miglioramenti nel portafoglio prestiti e da una robusta attività al dettaglio e nel credito alle aziende. I prestiti in sofferenza, in particolare, sono diminuiti di 94mila a 398mila. Gli stanziamenti a riserva a fronte di possibile perdite su questo fronte sono stati ridotti a 296 milioni, contro gli 1,77 miliardi dell’anno scorso e gli 1,21 miliardi ancora nel secondo trimestre del 2013. I profitti sono arrivati dall’attività bancaria al consumo e per le aziende, pari a 1,78 miliardi. Anche la divisione di gestione patrimoniale e investment banking ha conosciuto un incremento dei profitti: +26% a 719 milioni.
Per la banca guidata da Brian Moynihan, che sta cercando un rilancio nei confronti delle concorrenti, è stato un indubbio successo: Bank of America rimane tra gli istituti più martoriati dalla passata crisi e dai costi degli scandali. La sola acquisizione del leader dei mutui subprime Countrywide Financial si è tramutata in un boomerang costato, secondo alcune stime, 50 miliardi di spese legali. Nel terzo trimestre il conto di queste spese è stato di 1,1 miliardi di dollari contro gli 1,6 miliardi dell’anno scorso.
Moynihan ha sottolineato i progressi: «Siamo ben posizionati per avvantaggiarci di una normalizzazione delle condizioni dell’economia». Le ombre sul bilancio truimestrale non sono tuttavia mancate: le entrate sono state inferiori alle attese, riflesso del difficile clima sui mercati finanziari e della frenata dei mutui e dei loro rifinanziamenti: sono aumentate del 5,4% a 21,53 miliardi di dollari contro gli oltre 22 miliardi pronosticati dagli analisti di Wall Street.
Le entrate da trading nel reddito fisso, nelle commodities e nelle valute sono scivolate a 1,77 miliardi da 2 miliardi l’anno scoros e 2,22 miliardi nel secondo trimestre. Meglio le entrate dall’azionario, lievitate del 36% a 945 milioni di dollari rispetto al 2012 anche se in calo dagli 1,2 miliardi dei tre mesi immediatamente precedenti. L’intera divisione di global markets ha riportato perdite per 778 milioni contro I 276 milioni persi l’anno scorso e i 958 milioni di utili nel secondo trimestre. Altre grandi firme dell’alta finanza americana hanno fatto i conti con simili pressioni nelle ultime trimestrali, da Jp Morgan a Citigroup, che ha visto un declino del 26% delle attività di trading anzitutto nel reddito fisso. Citi ha riportato martedì profitti in progresso a 3,23 miliardi da 468 milioni nel 2012 e entrate lievitate del 30% a 17,88 miliardi che però hanno embrambi deluso le previsioni. JP Morgan la scorsa setttimana aveva riportato perdite per circa 400 milioni, le prima della gestione di Jamie Dimon, a causa di un’impennata negli oneri legali oper gli scandali.
Nel bilancio di Bank of America, le attività nei mutui sono a loro volta risultate deboli danneggiando la performance: il calo delle entrate è stato in questo segmento del 71% a 585 milioni.

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