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Vola lo spread di Parigi, caute le Borse

di Luca Davi

E ora ci si mettono pure i dubbi sul debito francese a mettere in allarme gli investitori. Il fatto che nella tarda serata di lunedì Moody's abbia messo sotto osservazione l'outlook stabile del rating della Francia (oggi tripla A) è stato letto come l'ennesima crepa nella solidità del debito sovrano europeo. Nulla, in senso negativo, è stato ancora deciso dall'agenzia di rating. Ma tanto è bastato per riaccendere le tensioni nell'Eurozona, i cui listini hanno vissuto una giornata molto volatile. Colpa anche di una flessione dell'indice di fiducia dei consumatori tedeschi (Zew), caduto a ottobre al livello più basso da quasi tre anni, come pure di un rallentamento della crescita della Cina: un dato, questo, che ha fatto da detonatore alle vendite dei metalli, oro incluso (sceso a 1.631 $ l'oncia).

Dopo una seduta tutta in negativo, tuttavia, gli indici del Vecchio Continente hanno chiuso contrastati, mentre Wall Street è salita, con l'S&P in crescita del 2,04% e il Nasdaq in rialzo dell'1,63%. Dopo la chiusura, Apple ha alzato il velo sui conti trimestrali che hanno mostrato ricavi sotto le attese (28,3 miliardi $ contro 29,5 stimati): il titolo è crollato del 7% nel dopo-Borsa.

In Europa, nel dettaglio, Milano ha guadagnato lo 0,35%, Francoforte lo 0,31% mentre Londra (-0,48%) e Parigi (-0,79%) hanno girato in rosso. Il motivo di questa divergenza? Il differente peso specifico di alcuni settori sui mercati: la frenata dei titoli legati alle risorse di base (-2,13% lo Stoxx di settore, il peggiore d'Europa) ha pesato più sul paniere britannico. D'altra parte, le forti vendite sulle banche francesi, ieri le più bersagliate in Europa, hanno fatto arretrare Parigi: SocGen ha perso il 5%, Credit Agricole il 3,26%, Bnp Paribas il 3,6%. Dax e Ftse Mib hanno invece tirato su la testa grazie alla buona intonazione dei titoli dell'automotive (+1,1% lo Stoxx di settore), cui si è aggiunta quella dei bancari, in recupero rispetto a lunedì: UniCredit ha guadagnato il 2,7%, Intesa Sanpaolo l'1,2%, Banco Popolare lo 0,84%.

L'andamento a singhiozzo del credito italiano è frutto dello stessa incertezza che caratterizza il dibattito politico europeo sul tema delle ricapitalizzazioni: c'è chi ne chiede il varo, come il presidente della Commissione europea Josè Manuel Barroso. E chi, come il presidente del Santander, Emilio Botin, che ieri ha espresso la sua contrarietà all'idea di un rafforzamento patrimoniale, lo giudica «privo di senso» perché aumenta l'incertezza dei mercati. Un concetto, quest'ultimo, già espresso nei scorsi dal numero uno di Deutsche Bank, Joseph Ackermann, che proprio ieri a Bruxelles ha avviato le trattative con il direttore dell'Iif, Charles Dallara, per negoziare con le autorità un nuovo taglio al valore nominale dei titoli greci in scadenza detenuti dalle banche oltre il 21% già concordato. I governi dell'Eurozona chiedono un haircut «volontario» di circa il 50%.

A condizionare la giornata delle Borse sono state però le vendite sul mercato obbligazionario francese, che a cascata si sono ampliate a tutti i mercati dei paesi periferici. Le incertezze sulla tenuta del debito di Parigi ne ha spinto il differenziale rispetto ai titoli tedeschi a livelli record: sulla scadenza decennale, lo spread è arrivato a 114 punti base, il livello più alto dal 1992, prima di chiudere a 111 punti. «Diversi operatori vendono debito francese – spiega un analista obbligazionario – mentre pochi sono disposti a comprarlo».

All'Italia non è andata molto meglio: complice un nuovo rally del Bund decennale, il differenziale con l'omologo italiano è schizzato al record di 393 punti, massimo dal 26 settembre, per chiudere a 386 punti da 371 del giorno prima. E nel pomeriggio il rendimento del BTp decennale era salito fino al 5,91%, massimo dallo scorso 5 agosto.

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