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Vola il petrolio, paura prezzi in Occidente

di Gabriele Dossena

MILANO — È senza freni la corsa del petrolio. E con il barile di Brent, il greggio di riferimento per i mercati europei, che ieri ha sfondato anche quota 111 dollari (mentre a New York il Wti è tornato a 100 dollari, ai livelli dell’ottobre 2008), anche i prezzi di benzina e gasolio si sono prontamente adeguati: ai distributori Eni sono già partiti i rincari di un centesimo e mezzo al litro, sia per la benzina sia per il gasolio. E tutte le altre compagnie che operano sulla rete italiana si stanno adeguando in ordine sparso. Il risultato è che al Sud, un litro di verde sfiora ormai 1,55 euro, mentre il gasolio si attesta a quota 1,44 euro. Un’impennata che non mancherà di ripercuotersi sull’andamento dell’inflazione, tenuto conto che l’aumento di gennaio (+0,4%a livello mensile rispetto al mese precedente, +2,1%nel confronto con gennaio 2010) confermato dall’Istat, è stato determinato soprattutto dal caro-carburanti: +11,3%la benzina su base annua; +15,7%il gasolio in termini tendenziali. Le rivolte in Libia e il conseguente blocco della produzione petrolifera deciso da Bp, Eni, Omv, Repsol, Total e Wintershall, accompagnato dall’interruzione delle forniture di gas, potrebbe avere ripercussioni anche sulle bollette di luce e gas. Althesys, la società di ricerca e consulenza che tra l’altro realizza l’Irex, l’indice di Borsa delle energie rinnovabili, stima possibili rincari nell’ordine dell’ 8,5%, nel caso dovesse perdurare la crisi libica. Eventualità peraltro accantonata — almeno per il momento — dal neopresidente dell’Autorità per l’Energia Guido Bordoni, secondo il quale «non vi sarà alcun impatto immediato» delle sommosse in Libia sulle nostre bollette. E ha assicurato che nell’aggiornamento previsto per fine marzo si escludono aumenti legati ai rialzi di questi giorni. Un po’ come dire che, le conseguenze, casomai si potrebbero manifestare nella seconda parte dell’anno, visto che nella determinazione delle tariffe si considera l’andamento delle quotazioni della materia prima, il petrolio, in un arco di tempo più ampio e più distante: si tiene conto infatti delle quotazioni del greggio degli ultimi sei mesi per la luce, e addirittura della media degli ultimi nove mesi per il gas. Un dato comunque appare certo: anche nello scenario peggiore l’Italia non resterà senza gas. A spegnere l’allarme innescato dalla crisi libica su una possibile carenza di metano ci ha pensato il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, forte delle rassicurazioni arrivate dal Comitato d’emergenza. Che ieri ha analizzato grafici e tabelle di tutti i possibili scenari, anche quelli «peggiori» , e ha constatato che «la situazione è ottimale» e che in nessun caso c’è pericolo per la distribuzione del gas in Italia. La situazione appare insomma sotto controllo, perché le importazioni mancanti dalla Libia sono state sostituite con un aumento dell’import da alcuni degli altri gasdotti, e con un maggiore ricorso agli stoccaggi. Altra cosa, ha spiegato Romani, è l’utilizzo delle riserve strategiche, quelle a disposizione del Paese per le vere emergenze, che ammontano a 5,1 miliardi di metri cubi e che «non verranno nemmeno intaccate» . Se sul fronte gas l’attenzione è massima (il governo «tiene gli occhi apertissimi» , ha assicurato il ministro), per il momento minori preoccupazioni, da un punto di vista delle forniture, si registrano in tema petrolio: «Non ci stiamo ponendo il problema— ha sottolineato Romani — perché la capacità che ha il mondo di approvvigionarsi, purtroppo a prezzi elevati, c’è» .

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