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Vola ai massimi lo spread Bund-BTp

di Morya Longo

La buona notizia è che la Bce continua a sostenere i titoli di Stato europei, a partire da quelli italiani: settimana scorsa ne ha comprati quasi 14 miliardi di euro e alcune indiscrezioni segnalavano acquisti anche ieri. La cattiva notizia è che l'effetto benefico, ormai, è quasi nullo: i rendimenti dei titoli di Stato italiani, spagnoli e di altri Paesi continuano infatti a salire. I BTp decennali ieri erano costretti a offrire un tasso d'interesse del 5,59%, cioè 3,85 punti percentuali in più dei Bund tedeschi: record dall'8 agosto, quando la Bce ha iniziato a sostenere i BTp. Peggio dell'Italia ci sono solo la Grecia (1.863 punti base), il Portogallo (895) e l'Irlanda (665). Anche i credit default swap segnalano allarme rosso: ieri assicurarsi contro l'insolvenza del Belpaese costava il 5,05% dell'importo da assicurare. Massimo storico.

Questi numeri lanciano un grido: gli investitori hanno sempre meno fiducia. Il motivo principale va cercato in Grecia: tutti sono ormai convinti che Atene finirà in default, tanto che ormai i titoli di Stato locali a un anno rendono il 115%, quelli a due anni il 62% e quelli a 10 anni il 20,9%. Il problema è che l'insolvenza di Atene potrebbe creare un effetto domino. Questo fa paura. Ma quello che più intimorisce è la gestione confusa, e a tratti masochista, della crisi greca: molti pensano che il copione possa ripetersi in altri Paesi. Se poi si sommano i problemi delle banche, il rallentamento economico e la confusione politica in tutta Europa, la sfiducia diventa ovvia. Le vendite anche.

La "miccia" greca

Ad Atene sono stati imposti obiettivi molto stringenti di bilancio quando Europa e Fondo monetario le hanno erogato gli aiuti. Per ottenere le varie tranche di prestiti, la Grecia deve dunque rispettare la tabella di marcia imposta. Il problema è che non ce la fa. Così, per avere le nuove tranche del prestito, Atene deve varare manovre sempre più restrittive. Ma c'è un "piccolo" effetto collaterale: così facendo, Atene aggrava la recessione. A inizio anno si stimava che il Pil greco sarebbe calato nel 2011 del 3%. Poi la stima è peggiorata al 3,5%. Poi al 3,8%. Ora, ufficiosamente, si parla del 5% o del 7%.

Il problema è che più la recessione si aggrava, più Atene deve mettere in piedi manovre correttive per rispettare gli obiettivi imposti da Europa e Fmi. E questo aumenta ulteriormente la recessione, come in un vortice senza uscita. Ecco perché il mercato è convinto che la Grecia non ce la possa fare. Timore ieri favorito anche dal portavoce del cancelliere tedesco Angela Merkel, secondo il quale il «fallimento controllato» di Atene non è un tabù.

Gli effetti in Europa e Italia

Gli investitori temono che un percorso simile possa prima o poi interessare Portogallo e Irlanda (anch'essi aiutati da Europa e Fmi). Guardano poi con apprensione alla Spagna. E infine all'Italia: «Il Governo continua a stimare una crescita economica dell'1,1% nel 2011, ma noi prevediamo un più modesto 0,8% – osserva un operatore di una banca inglese –. Per questo sul mercato già qualcuno pensa che, prima o poi, il Governo italiano dovrà varare una manovra correttiva». Insomma: più l'economia rallenta, più gli indicatori di bilancio pubblico si sballano, più calano le entrate fiscali, più servono correzioni. Questo è il vortice che spaventa i mercati, soprattutto ora che la Grecia ci è caduta dentro.

Così gli investitori vendono i titoli di Stato. Ma, dulcis in fundo, questo causa un ulteriore problema: il costo del debito aumenta per gli Stati e, di conseguenza, anche per le banche. Entro il 2015 – stima Rbs – i Governi europei dovranno rimborsare titoli di Stato per 3.325 miliardi di euro e le banche obbligazioni per 3.362 miliardi. Ebbene: onorare una tale montagna di debiti con tassi bassi e con un'economia in crescita è facile, ma farlo con tassi alti e con la recessione non lo è affatto. Stati e banche sono un po' nei panni delle famiglie che vedono salire le rate del mutuo e scendere lo stipendio. Ecco perché il mercato ha sfiducia: ci sono tanti debiti, poca crescita e troppa confusione.

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