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«Vogliamo contribuire al rilancio del Paese»

Sanità, welfare, canalizzazione del risparmio verso l’economia reale, copertura dai rischi catastrofali come quelli rappresentati dal Covid-19.Il settore delle assicurazioni si candida a supportare il governo nel rilancio dell’economia del paese in settori cruciali. A lanciare la proposta è stata Maria Bianca Farina, presidente dell’Ania, in occasione dell’assemblea annuale rigorosamente in streaming dopo il Dpcm di domenica sera.

«Siamo un settore con un peso rilevante nel Paese e possiamo essere parte fondamentale per il piano di ripresa dell’Italia. Vogliamo essere al fianco delle Istituzioni e di tutte le forze produttive e sociali per dare il nostro contributo attraverso gli assi portanti della nostra mission», ha detto. La formula che Farina propone per i vari settori è la partnership pubblico privata. Nella previdenza «si pone con forza il tema di incentivare il sistema misto pubblico-privato che, nel rispetto delle reciproche peculiarità e con un fisco adeguatamente rivisto in chiave di detassazione nella fase di accumulo, almeno sui rendimenti, garantisca una sostenibilità di lungo periodo», ha affermato. Nella sanità è necessario «allargare quanto più possibile la platea di coloro che hanno bisogno di rivolgersi al sistema sanitario, senza che il fattore economico sia un insormontabile ostacolo – ha chiosato-. Una rinnovata e organizzata collaborazione pubblico-privato è l’unica in grado di dare risposte soddisfacenti e su larga scala. Anche in questo caso la leva fiscale potrebbe attivare risorse importanti». Per quanto riguarda la non autosufficienza degli anziani, Farina propone « un fondo di avviamento strutturale che renda più accessibili alla popolazione più giovane e alle fasce economiche più deboli, piani di accantonamento finalizzati a questo scopo». E poi il risparmio: l’incidenza di quello allocato dal settore assicurativo è passata dal 10,7% del 2009 al 18,2% del 2019. Per la presidente il ruolo delle assicurazioni nel risparmio «va preservato » e per questo motivo «è urgente disporre di un quadro di regole più flessibili – ha spiegato-. È innanzitutto necessario porre in sicurezza le plusvalenze presenti nelle gestioni separate dei prodotti tradizionali e reinterpretarne, per il futuro, le garanzie» . Il richiamo alla flessibilità ha trovato ieri il plauso del dg dell’Abi, Giovanni Sabatini. Regole più flessibili che servono anche per rendere «strutturale» la stipula dei contratti in modalità digitale. E ancora: una «calibrazione dei requisiti patrimoniali per gli investimenti azionari e obbligazionari», potrebbe consentire più investimenti verso l’economia reale, come già avviene con il fondo per le infrastrutture da 380 milioni. Farina ha annunciato poi l’imminente conclusione del tavolo di lavoro per la copertura dei danni derivanti da future pandemie, inclusa la business interruption, e anche qui auspica un partnership con il settore pubblico. Sull’RcAuto la Farina ha sollecitato una riforma per ridurre i prezzi. E soprattutto del Bonus Malus, adeguandolo a «una realtà di frequenza di sinistri profondamente cambiata» e ricordando poi che in Italia 2,6 milioni di veicoli circolano senza assicurazione.

Proprio sull’RcAuto si è soffermato Daniele Franco, presidente dell’Ivass, (-5% la raccolta di questo ramo nei primi 8 mesi) per evidenziare come il lockdown abbia ridotto i sinistri determinando un risparmio per le compagnie di 1,3 miliardi. Un’indagine è stata aperta per verificare che tutte le compagnie abbiano retrocesso agli assicurati parte di questi benefici. Per quanto poi le compagnie siano rimaste solide nonostante l’impatto della pandemia (la raccolta a fine giugno è in calo del 9% rispetto a metà 2019, da 70 a 64 miliardi) Franco ha evidenziato come la policy auspicata dall’Authority per contenere la distribuzione dei dividendi abbia contribuito per 7 punti percentuali all’indice di solvibilità del settore (a quota 210 per cento). Un monito poi, a tagliare i costi in vista da una concorrenza che presto potrebbe arrivare dalle Big Tech. Sia il premier, Giuseppe Conte, che il ministero per lo Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, hanno convenuto sulla necessità dai dare vita a «un nuovo patto pubblico privato» con il settore assicurativo, soprattutto per le calamità naturali.

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