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Vodafone svaluta l’Europa

Fatturato in crescita dell’1,2%, Ebitda in calo dell’1,3 e un superdividendo sulla scia della performance delle regioni più esotiche. Vodafone chiude un anno che riassume in sé la congiuntura di questo mondo in crescita in Oriente e Africa, ma inceppato nel fianco più molle d’Europa. Sui conti del gruppo, salutati con soddisfazione dal mercato (più 4,2%), pesano 4 miliardi di svalutazioni maturate in Italia, Spagna, Grecia e Portogallo. «Il 50% – ha precisato Vittorio Colao amministratore delegato del gruppo – sono da attribuire all’Italia, nonostante la solida quota di un mercato difficile e destinato a rimanere tale». Essere primi nel mobile non ha messo al riparo Vodafone Italia da una caduta del 3,4% nei ricavi (vedi l’articolo sottostante), largamente determinata dalla riduzione delle tariffe di terminazione mobile imposta dal regolatore. Fenomeno che si aggiunge alla caduta dei consumi che spacca l’Europa come una mela. Se Italia, Spagna, Portogallo, Grecia flettono, Germania, Olanda, Regno Unito, seppure con passo diverso, svelano numeri in progresso. Un contesto che ha suggerito al gruppo di ridurre la previsione di crescita a medio termine di un punto tondo, fissando ora la prospettiva entro una forchetta fra 0 e 3%. A fare la differenza nell’anno che si è chiuso e presumibilmente in quello che verrà, consentendo utili prima delle tasse pari a 9,5 miliardi di sterline su un fatturato che sfiora i 46,5 miliardi di pound, sono state le aree emergenti e gli Stati Uniti. Verizon wireless, partecipata al 45% da Vodafone, ha fatto segnare una crescita delle revenue del 7,3%, mentre l’India galoppa al 20% e la sudafricana Vodacom a più 8%, anche l’Egitto, piegato dalla rivoluzione, ha fatto segnare un fatturato in progressione del 7,2 % nell’ultimo trimestre. L’Europa nel suo insieme chiude a meno 1,1%. Per un continente alla caccia di una ricetta per lo sviluppo è un pessimo indicatore. «Come agevolare la crescita in Europa? Nel settore delle tlc – ha precisato Colao – direi il rilancio delle infrastrutture e la riduzione dei micro-regolamenti». Un colpo di freno alla smania normalizzatrice che ha talvolta messo l’ad di Vodafone in garbato contrasto con Bruxelles.
Le regole più lasse del mondo emergente, ma anche del contesto americano, stanno assicurando a Vodafone una dinamica più soddisfacente in termini di sviluppo. E hanno contribuito a metterla nell’eccezionale condizione di distribuire quest’anno il maggior dividendo della sua storia (13,5 pence, 52% in più dello scorso esercizio, inclusa la cedola straordinaria di Verizon wireless) e il maggiore del Ftse 100. Un servizio agli azionisti che Vittorio Colao ha sottolineato, fenomeno eccentrico rispetto al trend di queste settimane nel mondo finanziario scosso dalle rivolte degli shareholders.
Se il cotè dati del business di Vodafone è quello a cui va ascritta la dinamica più virtuosa con tassi di sviluppo del 20%, è soprattutto nel subcontinente indiano che vanno cercate le più solide performance per aree geografiche. E anche i problemi. Il più evidente è l’accanimento fiscale indiano. Il parlamento sta varando, con interpretazione acrobatica del diritto, una norma retroattiva sul capital gain che per Vodafone significa dover pagare miliardi di dollari. «Per un capital gain – ha precisato il ceo – che non abbiamo mai fatto». A guadagnarci è stato casomai il gruppo cinese Hutchison Wampoa, che vendette a Vodafone le attività indiane. Ieri Vittorio Colao ha ribadito che l’arbitrato internazionale è scenario quantomai possibile. «Perché – ha precisato – abbiamo pazienza e soprattutto resistenza».

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