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Vodafone riapre il dossier Italia

I giochi sono tutt’altro che fatti. Ma sul consolidamento nelle tlc italiane Vodafone sembra decisa a non vestire la parte del semplice spettatore. Del resto, con sede a Newbury, nel Regno Unito, il colosso delle tlc ha anche tanta Italia nelle posizioni che contano, a partire da Vittorio Colao, ceo dal 2008, cui dall’estate si è aggiunto Paolo Bertoluzzo come direttore operativo con deleghe sulla strategia e Alberto Ripepi come Technology Director Europe dall’1 dicembre.È la stessa Vodafone che incassa 130 miliardi di dollari da Verizon in cambio della sua quota del 45% di Verizon Wireless. L’affare si perfezionerà a gennaio. Rimangono a disposizione almeno 15 miliardi di dollari. Cosa fare con questa dote?
In Vodafone il no comment sui rumors di mercato è totale. Intanto però le opzioni strategiche sono più di una e partono tutte dall’interesse dell’operatore sul fronte infrastrutturale (leggi fibra) e sul “fisso”. Le voci di un interessamento per Fastweb non sono un mistero. Al momento però – come in passato – lo scontro è sulla valutazione: ci sarebbe un gap di 1 miliardo fra la possibile offerta e le richieste di Swisscom. A ogni modo, ufficialmente anche il nuovo ceo Urs Schaeppi ha escluso che Fastweb sia in vendita.
L’opzione strategica alternativa punta dritto verso Infostrada. Se ne parla negli ambienti finanziari, ma occorre capire come evolverà quello che Patuano ha definito «il segreto di Pulcinella»: il possibile matrimonio fra Wind e 3 Italia. La controllata di di Hutchison Whampoa ha sempre chiuso in perdita ma è chiaro che Li Ka Shing non può essere tacciato di mancanza di liquidità. Dall’altra parte la controllata di Vimpelcom, che ha un Ebitda margin di tutto rispetto (38,5%) paga il grosso indebitamento della sua cassaforte, eredità dell’epoca Sawiris. Da Vimpelcom comunque, a quanto risulta al Sole 24 Ore starebbero pensando a 4 alternative per ridurre questo indebitamento. Il che renderebbe la preda non più preda, sposando peraltro la visione di Standard & Poor’s che ritiene la vendita «improbabile». Si vedrà. Nel caso in cui Infostrada (che rende Wind secondo operatore nel fisso con 13,6% di quota) dovesse essere in vendita, Vodafone potrebbe essere della partita.
A questo punto, al netto di un possibile assalto dell’americana At&t, inizia a fare capolino qualche rumor su un’ipotesi che vedrebbe intrecciati i destini dei due operatori big in Italia. Tim e Vodafone insieme totalizzano però il 65,6% di quote di mercato. Da qui la necessità di far seguire un eventuale takeover di Vodafone su Telecom, per non incorrere negli inevitabili rilievi Antitrust, da una vendita di Tim, che a sua volta gode di una buona generazione di cassa. Dall’altra parte, fra le criticità di una possibile fusione vanno considerati i 28 miliardi netti di indebitamento, che però si ridurrebbero vendendo Tim.
Su questo fronte non c’è nulla di operativo, ma si parla di un’opzione strategica valutata ai massimi livelli. Se la convenienza per un gruppo come Vodafone sarebbe quella di entrare in maniera decisa nel mercato del fisso, una ragione in più per guardare con attenzione all’ipotesi Telecom è anche quella di poter fare un ingresso di tutto rispetto nel mercato brasiliano, mantenendo fra gli asset core Tim Brasil. In quel caso Telefonica (in Brasile con Vivo e in Italia in Telco) si troverebbe in uno dei suoi mercati più redditizi un concorrente agguerrito. Ma se le condizioni italiane per gli spagnoli si rivelassero proibitive (vedi riforma dell’Opa), ci sarebbe ben poca alternativa.

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