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Vodafone nel mirino di Verizon e At&T

I numeri sono da record, di quelli da riportare negli annali delle fusioni di tutti i tempi. Un’operazione da 245 miliardi di dollari che vedrebbe il takeover di Vodafone, il secondo operatore cellulare al mondo dietro China Mobile, da parte di una super-cordata formata da due big americani, Verizon e At&T, intenti a spartirsi le spoglie in cambio di un premio del 40% sulle quotazioni dei titoli. A Verizon le attività statunitensi e ad At&T gli asset internazionali, in particolare europei. Una transazione che volerebbe immediatamente in testa a classifiche dei merger finora guidate da un’altra gigantesca quanto sfortunata acquisizione made in Usa, i 182 miliardi del merger Time Warner-Aol 13 anni or sono.
L’ipotesi del terremoto in arrivo nelle tlc globali ha preso piede ieri sulle piazze finanziarie dopo settimane di voci che si rincorrevano freneticamente. I titoli coinvolti hanno tutti reagito con un rialzo: Vodafone è salita di oltre il 6% prima di assetarsi con un +2,9% in attesa di certezze. Verizon è salito dell’1%, salendo ai massimi annuali, e di altrettanto si è rafforzata At&T. Da tempo, infatti, una svolta è nell’aria: la grande quanto tribolata joint venture mobile tra Verizon e la britannica Vodafone – la Verizon Wireless nata nel Duemila – è in cerca di un accordo di divorzio consensuale finora sfuggente. Nelle ultime settimane sono venute alla luce molteplici ipotesi per sciogliere la scomoda alleanza: da una completa integrazione tra Verizon e Vodafone a una diretta acquisizione della quota di Verizon Wireless oggi in mano alla società inglese, il 45% valutato tra 115 e i 135 miliardi. Ipotesi che sono tuttavia naufragate su disaccordi nella gestione in caso di integrazione o su preoccupazioni, per Vodafone, di essere ridotta a un guscio vuoto davanti a una semplice cessione delle strategiche attività Usa.
La nuova formula che potrebbe superare le resistenze è stata tenuta a battesimo ieri da un blog del Financial Times, Alphaville, e da analisti e investitori. Le aziende si sono trincerate dietro a secchi no comment, ma avrebbero già incaricato la banca inglese Barclays di esplorare i dettagli. L’assenza di smentite vere e proprie è parsa inoltre alle borse a sua volta quantomneno come un’indicazione di potenziali sviluppi. «At&T potrebbe diventare il pezzo mancante nel puzzle», ha fatto sapere un analista di Merrill Lynch.
Un’intesa, se verrà confermata, potrebbe accontentare tutti. Le ambizioni globali di At&T non sono un mistero: nel 2011 ha visto la sua offerta da 39 miliardi di dollari per T-Mobile di Deutsche Telekom bocciata dall’antitrust. La presenza internazionale di Vodafone che le arriverebbe ora in dote comprende attività in Gran Bretagna, Italia, Spagna, Portogallo, Grecia, India. Verizon, da parte sua, otterrebbe ciò che da sempre desidera: il controllo completo della divisione wireless americana, leader di mercato e l’asset più redditizio che ha in portafoglio. Un protagonista del mobile con 85mila dipendenti, oltre 115 milioni di utenti, 30 miliardi di ricavi e 1,6 di utili solo nel quarto trimestre 2012. Vodafone e il suo ad Vittorio Colao si assicurerebbero, nel frattempo, una valutazione tutt’altro che scontata per la cessione delle attività, tanto più mentre il gruppo soffre le scosse della recessione.
La cordata Verizon-At&T sarebbe disposta a pagare un ingente premio sui titoli di Vodafone, 260 pence, pari a 3,95 dollari, per azione, che rappresentano appunto una maggiorazione del 40%. Un “boccone” che appare enorme e complesso anche per Verizon e At&T: le loro rispettive capitalizzazioni di mercato sono oggi di 143 e 204 miliardi. Un merger di questa ambizione potrebbe però dare anche credito a nuovi slanci nell’M&A, che quest’anno è finora rimasto debole nonostante segni di vitalità proprio negli Usa.

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