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Voci sul rating e banche nel mirino. Cadono le Borse, Milano la peggiore

ROMA – Le voci hanno cominciato a circolare a metà mattinata e Piazza Affari che aveva accolto l’accordo nella notte su Cipro aprendo in rialzo, ha cambiato subito segno. L’ipotesi di un imminente downgrade del debito sovrano dell’Italia da parte di Moody’s, non confermato (ma neanche smentito) dall’agenzia internazionale di rating, ha iniziato a deprimere le quotazioni della Borsa di Milano. Tanto da fare accendere il faro della Consob. Ma è stato solo l’inizio. A ruota si è abbattuto sui listini, questa volta non solo di Piazza Affari, l’effetto dell’intervento, a dir poco incauto anche se forse male interpretato, del nuovo presidente dell’Eurogruppo, Jeronen Dijsselbloem ministro delle Finanze olandese. Il quale, evidentemente non del tutto consapevole degli effetti che le sue parole avrebbero potuto provocare sui titoli delle banche europee, ha affermato che l’accordo raggiunto per Cipro avrebbe potuto costituire un modello per l’Europa. Ivi compresi la creazione di una bad bank per il secondo istituto dell’isola, Laiki, e il prelievo forzoso sui depositi oltre i 100 milioni: misure forse adeguate ad un paese considerato paradiso fiscale e con un ammontare di depositi sovradimensionato ma certo non esportabile altrove.
Dopo le affermazioni di Dijsselbloem (che solo in serata si è corretto chiarendo che il caso di Cipro è «specifico») quella che sembrava poter essere una buona notizia per i mercati, l’accordo dell’Europa per salvare Nicosia dalla bancarotta e dall’uscita dell’euro (con l’annuncio da parte della Bce di Mario Draghi del via libera alla banca centrale di Cipro per continuare a fornire liquidità di emergenza agli istituti di credito dell’isola che riapriranno tra oggi e giovedì i battenti) è diventato un boomerang che, generando sul sistema creditizio timori sul futuro dei depositi, ha bastonato i titoli di tutte le banche del continente. Quelle italiane ma non solo. Nel contempo l’euro si è indebolito, scendendo a quota 1,2851 dollari, il livello più basso da novembre.
Sull’Italia e su Piazza Affari poi, come se non bastasse, all’incertezza politica si è unito anche il malinteso tra Roma e Bruxelles in merito alla possibilità per il nostro paese di allentare i vincoli di bilancio previsti per mettere a disposizione del pagamento dei debiti della Pubblica amministrazione nei confronti delle imprese e dei fornitori, 40 miliardi in due anni. «L’Italia lo potrà fare solo una volta chiusa la procedura di deficit eccessivo aperta a suo carico», hanno fatto sapere fonti della commissione europea. «Ma la procedura si chiuderà ad aprile», cioè tra poco, ha ribattuto dal Senato il premier Mario Monti. Fatto sta che la Borsa di Milano ha chiuso la giornata di ieri in perdita del 2,50%, seguita da quelle di Madrid, in calo del 2,27%, di Parigi (-1,12%, di Francoforte (-0,51%) e di Londra (-0,22%)
Sul mercato dei titoli pubblici lo spread tra i rendimenti del Btp decennale e il Bund di uguale durata che si era ristretto ad inizio di seduta ha poi chiuso a 328 punti base con un tasso del Btp in rialzo al 4,61%. Malgrado il ritorno di tensioni, il Tesoro ieri è riuscito a collocare in asta senza difficoltà, seppure con rendimenti in aumento, l’offerta dei Ctz e dei Btp indicizzati.

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