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Voci su Verizon-Aol, Wall Street ci punta

Il risiko del settore dei media e delle telecomunicazioni, già partito nel 2014, è destinato a proseguire in grande stile anche nel 2015. Almeno a giudicare dalle indiscrezioni riportate ieri dall’agenzia Bloomberg, secondo cui il colosso americano delle tlc Verizon avrebbe contattato il gruppo attivo nel settore di Internet Aol per una possibile acquisizione. Oppure, nel caso non si riuscisse a celebrare un vero e proprio matrimonio, per una joint venture. Una mossa che andrebbe interpretata prima di tutto in chiave difensiva, nel senso cioè di dare vita a un colosso in grado di contrastare la società che dovrebbe nascere dall’integrazione da 48,5 miliardi di dollari tra l’americana At&t (nelle vesti di acquirente) e l’operatore via satellite Directv.
Le indiscrezioni di ieri hanno messo le ali alle azioni Aon, arrivate a guadagnare fino al 7% sul mercato azionario americano di Wall Street, mentre Verizon si è mossa senza grandi variazioni. Questo, però, prima che l’amministratore delegato del gruppo delle telecomunicazioni, Lowell McAdam, nel tardo pomeriggio italiano minimizzasse, spiegando che, piuttosto che a vere e proprie acquisizioni, Verizon punta a mettere in piedi partnership con società del settore media e fornitori di contenuti. Vale a dire operazioni meno costose e complesse. Secondo le indiscrezioni, la società di tlc con base a New York sarebbe interessata soprattutto al sistema di tecnologia pubblicitaria di Aol, basato su forme automatizzate di inserzioni online, che potrebbe essere affiancato da nuovi prodotti video veicolati sul web.
In generale, infatti, in questo momento, il colosso guidato da McAdam punta a rafforzarsi nell’area dei contenuti online e in quella dei video e della pubblicità sui telefonini. Verizon, nei primi nove mesi del 2014 (ultimi dati ufficiali disponibili), ha realizzato 93,89 miliardi di dollari di ricavi e utili netti per 14,1 miliardi di dollari. Mentre Aol, sempre nel periodo da gennaio a settembre dello scorso anno, ha totalizzato 1,82 miliardi di dollari di giro d’affari a fronte di 64 milioni di dollari di profitti. Il gruppo capitanato dall’amministratore delegato Tim Armstrong si è trasformato negli anni da semplice portale web a network di siti (è anche proprietario dell’ Huffington Post ), diventando il quarto più popolare negli Usa alle spalle di Google, Yahoo! e Facebook.
Se anche Verizon e Aol dovessero in qualche modo unire le forze, si tratterebbe dell’ennesimo caso di alleanza tra un gruppo di tlc e uno del settore media. E’ quello che sta succedendo, come detto, con At&t e Directv. Ed è anche la strada verso la quale si stanno muovendo i gruppi italiani: Telecom Italia, per esempio, lo scorso aprile ha siglato un accordo con Sky per veicolare i contenuti della tv a pagamento sulle proprie infrastrutture di rete. Mentre ancora alla fine del 2014 si vociferava di una possibile unione di intenti tra il gruppo guidato da Marco Patuano e la Mediaset della famiglia Berlusconi. Un’operazione che ora potrebbe essere facilitata dal fatto che la Vivendi di Vincent Bollorè, finanziere storicamente vicino a Silvio Berlusconi, a stretto giro rileverà dalla spagnola Telefònica l’8% di Telecom.
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