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Vivendi vende il 10% di Universal l’etichetta di Lady Gaga Oggi scontro con i fondi attivisti

Doppio appuntamento per Vincent Bolloré. Oggi si terrà l’assemblea di Vivendi, di cui il finanziere controlla il 27%, con un ordine del giorno impegnativo e contestato da una pattuglia di fondi attivisti (tra cui Bluebell, molto noto in Italia per le posizioni critiche e combattive sul Montepaschi), mentre il giorno dopo andrà in onda l’assemblea Mediaset, di cui Vivendi ha direttamente e indirettamente il 29%.Tutt’altro copione, in questo caso: secondo le aspettative sarà l’assemblea della pace, dopo l’accordo raggiunto per il progressivo ritiro del gruppo francese dalla società che fa capo a Berlusconi. E quindi domani si voterà con una maggioranza di tutta tranquillità sul trasferimento della sede legale (non fiscale) in Olanda, il dividendo di 0,3 euro per azione e il rinnovo del consiglio di Mediaset, dove Vivendi voterà la lista Assogestioni.Il vero scoglio è l’assise di oggi. Bolloré ha appena concluso la vendita del 10% di Universal Music – l’etichetta che produce e distribuisce tra gli altri Ed Sheeran e Lady Gaga – alla Spac del finanziere Bill Ackman, la Pershing Square Tontine, sulla base di un valore complessivo della società di 35 miliardi di euro. Un altro 20%, in due tranche successive, era stato venduto al colosso cinese Tencent alla fine dello scorso anno, sulla base di una valutazione complessiva del gruppo (che ha anche il 4,5% di Spotify) pari a 30 miliardi. Ma i riassetti di Universal non finiscono qui: oggi verrà proposto all’assemblea la distribuzione ai soci del 60% della società (il 10% resterà a Vivendi) e in seguito – entro settembre – la quotazione ad Amsterdam, mentre contrariamente alle attese non ci sarà quella a New York, attraverso la Spac di Ackman (come solitamente avviene con questo genere di società-veicolo, le Spac appunto).Secondo le attese, i fondi attivisti – in particolare Bluebell – storceranno il naso in quanto la distribuzione delle azioni non sarebbe fiscalmente una scelta efficiente per i soci di minoranza, ma è possibile che almeno una parte alla fine voti a favore. L’altro fronte di battaglia, forse persino più dura anche perché anche i proxy advisor hanno dato indicazione di votare no, è sul secondo punto all’ordine del giorno, il buy back su Vivendi e la successiva riduzione del capitale fino ad un massimo del 50%. La misura era già stata proposta (e votata) nel 2019 e nel 2020, ma la società non ha mai utilizzato la delegata accordata. Il prezzo massimo cui realizzare il buy back è di 29 euro, in linea con i valori attuali in Borsa.

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