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Vivendi, utile netto a -35%. Pesa Canal+: persi 492 mila abbonati De Puyfontaine: nessun dialogo con Mediaset. Ragioniamo su più scenari

«A oggi non c’è dialogo con Mediaset. Ragioniamo su differenti scenari. Deteniamo un po’ meno del 30% (28,8%, nda) e non abbiamo bisogno del 100%. Possiamo rimanere azionisti di minoranza, purché questo porti a un’alleanza costruttiva», ha dichiarato Arnaud de Puyfontaine, a.d. di Vivendi, in occasione della pubblicazione dei conti 2016 del gruppo francese che nella Penisola è anche azionista principale di Telecom Italia al 23,9%. «Siamo in un momento di transizione.

Posso solo dire che confermo la nostra strategia di creare un polo del Sud Europa e che, qualsiasi cosa accada, non cambierà la nostra visione. Sono ottimista sul raggiungimento di un esito positivo» col Biscione che indiscrezioni di stampa danno in trattativa con Sky (al posto di Vivendi) per la cessione della pay tv Mediaset Premium.

Vivendi ha investito l’anno scorso 0,6 miliardi di euro per crescere in Telecom Italia e 1,3 miliardi per entrare in Mediaset. Spese a cui si aggiungono 2,6 miliardi per il pagamento dei dividendi, 1,6 miliardi per il buy-back di azioni, 0,5 miliardi per rafforzarsi nella società di videogiochi Gameloft e 0,4 miliardi per Ubisoft (altra casa di produzione di videogame). Complessivamente, a chiusura 2016, la cassa del gruppo che fa capo a Vincent Bolloré è scesa a quota 1,1 miliardi dai 6,4 miliardi di fine 2015.

Quindi, per il futuro tricolore di Vivendi, de Puyfontaine ribadisce che «non controlliamo né Telecom Italia né Mediaset. In Italia c’è questa legge (sui legami societari tra operatori tlc e società media, ndr) che non ha giurisprudenza. Daremo alle autorità italiane tutto quello che serve», riferendosi all’Agcom.

Intanto, il gruppo francese chiude un anno «di transizione e trasformazione», rilanciando sul 2017 «di crescita». Lo scorso esercizio viene archiviato con ricavi totali per oltre 10,8 miliardi di euro (+0,5%), un ebit di quasi 1,2 mld (-2,9%) e un utile netto che sfiora gli 1,3 miliardi (-35%). Per l’anno in corso, poi, le stime prevedono un business su del 5% e un ebita (l’utile prima degli interessi, tasse e ammortamenti) a +25%.

Prima di tagliare il traguardo, però, Vivendi deve risolvere la situazione di Canal+, tv che ha perso in un anno 492 mila abbonati in Francia (oggi pari a 5,25 mln). Tanto che si è passati da un’offerta unica a 39,9 euro a una gamma a 19,9 euro. Poi c’è per esempio Vivendi Village, società d’intrattenimento digitale, «terreno ancora di sperimentazione» con margini negativi. Uno dei principali pilastri del gruppo è invece Universal music, con artisti in portafoglio come Rihanna e Justin Bieber. L’etichetta ha un fatturato di 5,3 mld (+3,1%) e un ebita di 644 mln (+8,4%).

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