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«Vivendi-Tim, violati gli obblighi di notifica»

Arriva il primo verdetto di Palazzo Chigi sul caso Tim-Vivendi. In una giornata caldissima, con il cda sui vertici Tim in corso quasi in contemporanea, il gruppo di coordinamento di Palazzo Chigi sul «golden power» ha chiuso l’istruttoria e ha avviato il procedimento per l’eventuale irrogazione della sanzione pecuniaria nei confronti del solo ex incumbent tricolore. Ma la conseguenza maggiore e assolutamente inedita – secondo alcune fonti di governo – sarebbe un’altra, non citata nel provvedimento, ma prevista dalla stessa legge sul «golden power» all’articolo 1, comma 5 (quello che viene fatto valere nei confronti di Vivendi): le «delibere eventualmente adottate con il voto determinante di tali azioni o quote, nonché le delibere o gli atti adottati con violazione o inadempimento delle condizioni imposte» sono nulli. In sostanza, sarebbero nulle tutte le deliberazioni assunte dopo l’inadempimento sulla notifica. Gli effetti di questa norma – anche sugli ultimissimi atti come la nomina del nuovo ad – sono di difficile previsione perché non esistono precedenti e la stessa legge non appare chiarissima in tal senso .
Tornando invece al testo del provvedimento, vengono distinte, in sostanza, le posizioni dei due gruppi e si stabilisce la strategicità non solo di Telecom Sparkle (cavi sottomarini) e Telsy (apparati e terminali di sicurezza Ict) ma dell’intera infrastruutura di rete di Tim. A Vivendi, i tecnici di Palazzo Chigi, appellandosi all’articolo 1 del decreto sul golden power, quello che disciplina gli asset strategici per la difesa e la sicurezza nazionale, contestano la tardiva comunicazione «di ogni operazione di acquisizione di partecipazioni in Tim spa»; a quest’ultima, invece, per la quale è chiamato in causa l’articolo 2 dello stesso provvedimento, che rinvia agli attivi strategici per energia, trasporti e telecomunicazioni, il gruppo, dopo aver ripercorso gli ultimi snodi societari della vicenda, oppone la mancata comunicazione «dell’avvenuta modifica del controllo e della disponibilità a far data dal 4 maggio», vale a dire dall’assemblea dei soci con la quale Vivendi ha nominato la maggioranza dei consiglieri di amministrazione dell’azienda italiana, «degli attivi» della stessa società, giudicati strategici per l’interesse nazionale nel settore delle telecomunicazioni.
Un passaggio, quest’ultimo, cruciale ai fini della chiusura del procedimento e della contestazione dell’eventuale multa. Che infatti scatterà, a valle dell’iter che si apre con il provvedimento notificato ieri e che si concluderà entro 120 giorni (fine gennaio), solo nei confronti di Tim. Sempre che, nel corso del contradditorio, l’azienda italiana non sia in grado di ribaltare le tesi dell’accusa e non effettui iniziative in grado di attenuare la sua responsabilità. Ecco perché, nel documento, il gruppo di coordinamento non quantifica l’eventuale sanzione che scatterebbe al termine del procedimento. Troppe le variabili ancora in gioco per fissare il quantum definitivo che, stando alla norma richiamata (comma 4 dell’articolo 3 del Dl sul golden power), parla di una sanzione «non inferiore almeno all’1% del fatturato cumulato» dei due gruppi, in pratica non meno di 300 milioni.
La reazione dell’azienda arriva subito. Fonti societarie ribadiscono che «non sussisteva nessun obbligo di notifica, non avendo mai Tim adottato alcuna delibera, atto o operazioni una modifica della titolarità, del controllo o della disponibilità della rete». Le stesse fonti sottolineano che nessun onere di notifica è previsto in caso di trasferimento del controllo verso un soggetto comunitario e che «faranno valere le loro argomentazioni nelle sedi competenti».
Quanto alla posizione di Vivendi, il gruppo di Palazzo Chigi ritiene non fondato l’argomento avanzato secondo cui il gruppo francese «avrebbe avuto contezza della “strategicità” degli asset di Tim solo a seguito dell’accesso agli atti effettuato in data 7 settembre 2017». In riferimeno poi alla strategicità degli asset, ci sono passaggi molto netti che citano anche il parere dell’Authority per le comunicazioni. Si parla di «componenti della rete riconducibili alle funzioni di accesso» e di «componenti hardware e software della rete»: in sostanza vengono richiamati i «profli di sicurezza e di garanzia dell’universalità del servizio». Come detto, a Vivendi non si applicherebbe la multa ma il riferimento agli asset strategici per la difesa e la sicurezza potrebbe far scattare il potere di veto sotto forma di prescrizioni o condizioni (il vero «golden power»). Ieri il consiglio dei ministri che si è tenuto immediatamente dopo la riunione del comitato (assente il premier Gentiloni in viaggio per Tallinn) avrebbe solo preso atto della fine dell’istruttoria. Intanto a livello di ministeri si sta ragionando sulle possibili prescrizioni anche consultandosi con tecnici e esperti del settore. Una soluzione potrebbe essere un advisory board con poteri di vigilanza sulle attività che hanno impatti sulla Difesa e gli Interni. L’eventuale attivazione del «golden power» scatterebbe solo dopo la proposta di esercizio che dovrebbe essere firmata dai ministeri interessati.
Celestina Dominelli e Carmine Fotina

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